Cammino di Santiago: Pietro Scidurlo conquista il tetto di Spagna in handbike!

Pietro Scidurlo
Credits to: pietroscidurlo.it

Pietro Scidurlo, 33 anni, da solo con le sue braccia ad affrontare una prova impegnativa: il Cammino di Santiago de Compostela in handbike. Proprio negli stessi giorni in cui a Londra aprono le Paralimpiadi, l’impresa di Pietro assume contorni straordinari, perchè ad accompagnarlo con lo spirito ci sono ormai centinaia di persone: sul web, sui giornali, la forza del giovane atleta si sta propagando sempre di più.

Vi avevamo lasciati con le sue avventure mentre aveva appena cominciato il suo Cammino, e oggi abbiamo ricevuto una mail, che riceviamo e pubblichiamo, sulla sua impresa. La prima buona notizia è che Pietro ce l’ha fatta, e sta per raggiungere il traguardo di Santiago de Compostela, nel nord ovest della Spagna, in Galizia. Ce l’ha fatta con le sue braccia e soprattutto con la sua testa. A noi piace pensare che un pochino, tutto il sostegno che ha ricevuto per la sua avventura, lo abbia supportato. Ringraziamo tantissimo Chiara per la preziosa collaborazione.

Oggi Pietro, in meno di 38 chilometri, arriverà quindi a Santiago, dove si fermerà fino a venerdì notte. Da lì la prossima destinazione sarà Muxia, circa 70 km, un'altra giornata di viaggio, e poi da Muxia a Boca Finisterre, circa 33 km. Da lì Pietro, il suo accompagnatore Yari e il padre di Pietro, bruceranno le vesta e si purificheranno nell'oceano come vuole la tradizione.

Ecco il diario di viaggio raccontato da Pietro Scidurlo nel suo blog

Stamattina quando ci siam alzati l'unica cosa che sapevamo era quanto sporco fosse il posto dove siam stati costretti a dormire a Villafranca, e quanto la stanchezza incidesse su di noi. Nonostante diverse telefonate, nel raggio di 20km non c'era nulla disponibile e non avevamo le forze fisiche per raggiungere altro posto. L'alternativa sarebbe stata la lastricata e fredda piazza o la macchina.

Siam partiti di buon ora e dopo una buona colazione ci siam diretti verso la nostra vetta; verso O'Cebreiro.

Avevo paura, ne avevo dalla sera prima: lo avevo detto a Yari, e lui mi rispose che era una mia preoccupazione.

Oggi avremmo avuto un incontro con le nostre paure e non potevamo perdere. Mi caricò e cominciai a pedalare.

Durante la colazione mi fermò una ragazza; una ragazza spagnola che faceva parte di un club di ciclisti e aveva un blog sull'argomento. La blogger aveva sentito parlare di noi e ci stava rincorrendo; mai più pensava di incontrarci a far colazione la mattina.

Lei era Kira. Una simpaticissima spagnola che vorrebbe scrivere e un pezzo su di noi. Facemmo una foto e poi "pa'diante".

Dopo i primi 12 km di 27, l'avambraccio destro mi faceva molto male. Mi fermai e presi del Voltaren. Non migliorò subito, ma pian piano mi diede la possibilità di ignorare il dolore. Dopo una breve sosta per un esigenza impellente, ripresi a pedalare: dovevo prendere quella vetta e dovevo farlo in fretta. Ma non si può aver tutto dalla vita.

Le braccia mi dolevano, mi dolevano tanto ma dovevo andare avanti. Dato che i percorsi percorribili erano tre, ovviamente sbagliammo strada; nel senso che non azzeccammo la più facile. Anzi, prendemmo la più lunga. E non meno inclinata.

5h per raggiungere O' Cebreiro. 5h per trovarsi a 4 occhi con le mie paure. E Yari davanti a me. Sempre davati a me per dirmi cosa c'era dopo la curva. E spesso mi gridava "Questa". E significa "Salita". 5h per rendermi conto che quel che mio zio Luca mi diceva era vero: "Le salite prima o poi terminano!". Ma la mia sembrava interminabile. Ma non lo fu. Arrivato in cima, anche oggi senza alcun aiuto, nel raggio di mezz'ora presi anche l'altro Alto; l'Alto del Poio. Io, papà e Yari eravamo a 1335m, sul tetto di Spagna. Davanti a noi, tra le nuvole, si nascondevano paesaggi d'una bellezza indescrivibile. E con la curiosità d'un bambino ci soffermammo ad ammirarli.

Passammo tanti paesini e tanti pellegrini ci fermarono. Pellegrini che già avevamo incontrato.

Rivedersi, a pochi km dalla meta di un viaggio che vorremmo non finisse mai, è sempre emozionante.

Ma forse tutto questo non è la fine di un cammino, ma l'inizio di un viaggio; di qualcosa di più grande.

Mi sento spesso indicare come l'autore di un impresa; ma io non mi sento tale.

Io mi sento solo Pedro, un peregrino de Santiago; perchè è cosi che mi chiamano qui, per le strade della Galicia.

 

Vi invitiamo anche a visitare la pagina Facebook del Cammino di Pietro

Al.Fa

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista da oltre dieci anni, lavoro in un'agenzia di comunicazione in ambito food e scrivo di viaggi e cibo per diverse testate online. Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura, mobile journalism. Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.

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