
Prova a impostare Monteviasco sul navigatore. Puoi guidare quanto vuoi: a un certo punto la strada finisce. Si chiama Ponte di Piero, è dove muore la provinciale che sale da Luino, e lì trovi un parcheggio, un torrente e la stazione di valle di una funivia. Da quel punto in su l’asfalto non esiste. Non è mai esistito.
Monteviasco è uno dei pochissimi paesi italiani che nessuna auto ha mai raggiunto. Ci si arriva in cabina o a piedi, salendo una mulattiera di gradini scavata nel 1813. E fino a poco tempo fa, per sette anni, si poteva fare solo la seconda cosa.
Dove sei, esattamente
Siamo in Val Veddasca, nell’estremo nord della provincia di Varese, in quella lingua di territorio schiacciata tra il Lago Maggiore e il confine svizzero. Amministrativamente Monteviasco è una frazione del comune di Curiglia con Monteviasco; geograficamente sta a circa 950 metri, appoggiato su un terrazzo naturale con la valle sotto e i pascoli sopra.
È il tipo di posto che sulle mappe sembra vicinissimo a tutto — Luino è a una manciata di chilometri, il Ticino svizzero comincia dietro la cresta — e che invece, nei fatti, è sempre stato lontano da tutto.

Il nome dice più di quanto sembri
Qui c’è una piccola gioia per chi ama le parole. Sull’origine di “Viasco” i toponomasti non vanno d’accordo, e le due ipotesi principali raccontano due paesi diversi.
La prima, sostenuta dal linguista Dante Olivieri, fa derivare il nome per aferesi da avèdo, cioè “abete”, con il suffisso -asco diffusissimo in Nord Italia e di probabile origine ligure, che indica una dipendenza, un rifugio, ma anche semplicemente un bosco. Monteviasco sarebbe quindi, alla lettera, il monte degli abeti — e condividerebbe la radice con Veddo, con la Val Veddasca stessa e con il vicino borgo di Viasco.
La seconda ipotesi parte da un documento del 1573, in cui gli abitanti che stringono un patto con il sacerdote Jacopo della Valle si firmano homini di Monti Vigliasco. Da “Vigliasco” si risale al latino vigilum: il luogo di quelli che vegliano, che fanno la guardia. Forse in relazione alle scorrerie dei vicini vallesani, con cui i “montini” hanno litigato per secoli.
Un paese di abeti o un paese di sentinelle. Vista la storia che segue, la seconda ipotesi ha un suo fascino.
I quattro banditi (e i cognomi che sono rimasti)
La leggenda locale racconta che Monteviasco sia stato fondato da quattro fuggitivi — a seconda della versione, briganti oppure soldati di stanza a Milano sotto il dominio spagnolo — che si rifugiarono su questi monti per sfuggire alle autorità, portandosi via alcune donne rapite a Biegno, dall’altra parte della valle.
I quattro si chiamavano Morandi, Cassina, Dellea e Ranzoni. Sono cognomi che in Val Veddasca leggi ancora oggi sui campanelli. La realtà storica è naturalmente diversa — la zona era abitata già nell’età del bronzo, come dimostrano i graffiti rupestri della Val Dumentina — e alcuni studiosi sospettano che la leggenda, poco lusinghiera, sia stata inventata dai paesi vicini per fare un dispetto a quelli di Monte. I montini, però, ci sono molto affezionati.
I sette anni in cui si saliva solo a piedi
La funivia che collega Ponte di Piero al borgo è del 1989. Per trent’anni è stata il cordone ombelicale del paese: la spesa, la posta, il medico, i turisti della domenica, tutto passava di lì.
Nel novembre 2018 un incidente sull’impianto è costato la vita a Silvano Dellea, sessant’anni, l’operatore rimasto schiacciato tra la cabina e la struttura di stazione. La funivia è stata fermata immediatamente, e da quel giorno l’unico collegamento è tornato a essere la mulattiera. Per una comunità fatta in larga parte di persone anziane, ha significato sette anni di isolamento reale, non pittoresco.
La riapertura è arrivata domenica 10 agosto 2025, dopo un percorso burocratico e tecnico lunghissimo coordinato dall’Agenzia per il Trasporto Pubblico Locale di Como, Lecco e Varese, con l’autorizzazione di ANSFISA e l’affidamento del servizio ad ATM — sì, l’azienda dei tram di Milano — insieme a ITB, Imprese Turistiche Barziesi. Il giorno dell’inaugurazione le corse erano gratuite.
Poi sono arrivati i numeri: oltre 9.000 utilizzi nella sola seconda metà del 2025. Abbastanza da convincere tutti che non era un esperimento. Dal 21 marzo 2026 l’impianto è passato da tre giorni a sei giorni su sette.
Come si sale: la funivia
La stazione di valle è a Ponte di Piero, dove finisce la SP6 che sale da Luino. Sul piazzale c’è il parcheggio: lasci lì la macchina e sei a posto.
- Durata della corsa: 5 minuti
- Frequenza: partenze alternate ogni 15 minuti dalle due stazioni
- Orari: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17; sabato, domenica e festivi orario continuato dalle 10 alle 18 (il martedì è chiuso)
- Capienza: 12 persone a cabina
- Biglietti: 6,60 € solo andata, 13,20 € andata e ritorno, carnet da 10 corse a 59 €
- Dove si comprano: alle due stazioni, a valle e a monte. Si paga anche con carta
- Accessibilità: l’impianto è accessibile alle persone in carrozzina
Sono validi anche i titoli di viaggio regionali “Io Viaggio” (IVOP e IVOL): se hai già un abbonamento lombardo, controlla prima di fare il biglietto.
Due avvertenze pratiche. La prima: dodici posti a cabina, quindici minuti tra una corsa e l’altra. Nei weekend di bel tempo si fa la fila, quindi o arrivi presto o metti in conto l’attesa. La seconda: gli orari cambiano tra stagione invernale ed estiva e ATM pubblica di tanto in tanto giornate con orario prolungato. Prima di partire, un’occhiata alla pagina ATM dell’impianto te la risparmi — non è pedanteria, è che se sbagli l’ultima corsa in discesa ti tocca la mulattiera al buio.

Come si sale: la mulattiera
Il sentiero è del 1813 ed è fatto di circa un migliaio di gradini in pietra. Parte da Ponte di Piero e sale dritto: non è tecnico, non è esposto, ma è una scalinata continua e nelle giornate umide le pietre scivolano.
Calcola tra un’ora e un’ora e mezza in salita, a passo tranquillo, con scarpe da trekking vere e acqua nello zaino. Molti la usano in salita e prendono la funivia per tornare giù: è un buon compromesso, perché la discesa su mille gradini è più dura sulle ginocchia di quanto ti aspetti.
Dal borgo partono poi altre mulattiere: verso gli alpeggi, verso il sottostante nucleo di Viasco e verso le frazioni del comune svizzero di Gambarogno. Se ti piace camminare, Monteviasco non è un punto d’arrivo, è un incrocio.
Cosa trovi lassù
Poco, ed è il punto. Case in sasso, vicoli troppo stretti per qualsiasi mezzo, carriole al posto delle auto, una chiesa, qualche punto di ristoro, e un silenzio che nei giorni feriali è quasi imbarazzante. I residenti stabili sono pochissimi — nel 2018 se ne contavano una quindicina, quasi tutti anziani — anche se il paese si ripopola nei fine settimana e d’estate.
Vale la pena controllare il calendario prima di salire, perché da quando la funivia è tornata attiva la vita associativa si è risvegliata: nel 2026 sono arrivate la prima “Giornata degli Antichi Mestieri”, che ha portato su molti più visitatori del previsto, e la rassegna fotografica “C’era una volta… Monteviasco in bianco e nero”. Sono le occasioni migliori, perché trovi il paese aperto e la gente che racconta.

Quando andare
Settembre e ottobre, se posso permettermi un consiglio. In agosto la funivia lavora a pieno regime e il piazzale di Ponte di Piero si riempie; a fine estate la fila si accorcia, i castagneti cambiano colore e la luce del tardo pomeriggio sulla valle è tutt’altra cosa. In inverno l’impianto resta attivo, ma con orari ridotti e con la mulattiera spesso ghiacciata: in quel caso la funivia non è un’opzione, è l’unica strada.

Se hai una giornata intera
Monteviasco si visita in un paio d’ore. Il resto della giornata te lo prendi in valle: scendi verso il lago e fermati a Maccagno con Pino e Veddasca, che sta a pochi chilometri e ha un museo d’arte moderna che nessuno si aspetta di trovare lì. Se invece hai voglia di rimanere in quota, dall’altra parte della provincia c’è Boarezzo, un altro borgo minuscolo che ha scelto un modo tutto suo di non sparire.
E se ci vai in bici invece che in auto, la ciclabile del giro del Lago Maggiore ti porta fino a Luino: da lì in su, però, si sale.
Fonti. Orari, tariffe e informazioni di servizio: pagina ufficiale ATM della Funivia Ponte di Piero–Monteviasco. Riapertura, numeri di utilizzo ed estensione a sei giorni: VareseNews, 19 marzo 2026 e VareseNews, agosto 2025. Etimologia, leggenda di fondazione, storia della mulattiera e dati sui residenti: voce Monteviasco su Wikipedia, che cita l’Atlante toponomastico lombardo di Dante Olivieri e gli studi di Astini e Miravalle. Verifica sempre gli orari sul sito ATM prima di partire: cambiano con la stagione.

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista dal lontano 2003! Lavoro in un’agenzia di comunicazione e mi occupo di viaggi e agroalimentare.
Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura, mobile journalism.
Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.