Piccoli comuni: "non sono loro la causa del dissesto finanziario".

"Non sono i piccoli Comuni la causa del dissesto finanziario del Paese e non è certo eliminando con un “golpe” legislativo le amministrazioni locali che si risolvono i problemi di bilancio dell’Italia. Lo afferma con piglio agguerrito Franca Biglio, sindaco di Marsaglia, un piccolo comune piemontese di circa 300 abitanti, che presiede l’ANPCI, l’Associazione dei Piccoli Comuni Italiani.

“Dobbiamo sopportare i pesanti tagli alle nostre amministrazioni locali, che ci impediscono di erogare servizi indispensabili per i cittadini, e ora dovremmo sopportare anche la cancellazione dei comuni più piccoli senza neanche fiatare. No, questo non è accettabile. Non è così che si diminuiscono i costi della politica. Dobbiamo vendere cara la nostra pelle!” sbuffa la battagliera prima cittadina rispondendo alle ripetute ipotesi di riforma avanzate a livello nazionale che ogni giorno vengono lanciate da questo o quel parlamentare.

“I nostri politici nazionali, regionali e provinciali – afferma in una nota Franca Biglio – trasversalmente e senza consultarci, vorrebbero segnare la nostra fine prima togliendoci le risorse, poi con leggi ad hoc per farci scomparire, con il previsto taglio dei Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti”.

La preoccupazione del sindaco di Marsaglia è condivisa anche dall’Associazione Nazionale Città del Vino che annovera tra gli oltre 550 Comuni soci, molte piccole realtà che però costituiscono l’anima dei territori rurali.

“Vogliono diminuire i costi della politica cominciando dalle nostre piccole comunità, che costiamo di meno, che siamo quelli a diretto contatto con la popolazione e che prestiamo il nostro servizio per poco o, nella maggioranza die casi, senza ricevere alcun compenso. E nonostante sia più la passione che altro a farci impegnare per amministrare i nostri territori, veniamo additati come la principale fonte di sprechi. Ma siamo impazziti?”

Franca Biglio ha ragione da vendere – afferma Paolo Benvenuti, direttore generale dell’Associazione Nazionale Città del Vino – e la nostra esperienza associativa, che ci consente di avere contatti quotidiani con le amministrazioni locali, lo può testimoniare. I piccoli Comuni costituiscono un presidio in molti territori che sono già stati abbandonati in termini di servizi ai cittadini: uffici postali, presidi sanitari, scuole di primo grado, tutto viene chiuso nel nome del risparmio. Si tagliano ogni giorno servizi indispensabili alle comunità locali, dalle quali, poi si pretende di avere quella qualità diffusa, in termini di ambiente, prodotti tipici, di paesaggio, che costituisce uno dei principali motivi di attrazione per milioni di turisti che scelgono l’Italia proprio per le sue tante bellezze, che non sono solo le grandi città o le città d’arte, ma proprio le campagne e i piccoli borghi. Ma con quali risorse si può mantenere il bello e il buono che abbiamo?”

“Intanto – afferma ancora Franca Biglio – ci hanno imposto la diminuzione degli assessori, senza tener conto che molti dei miei colleghi svolgono questo ruolo gratuitamente, portando via tempo al loro lavoro e ai loro impegni professionali. L’abolizione dei Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti non risolve il problema: mi chiedo, perché non si spiega all’opinione pubblica che il 3% dei parlamentari o un Consiglio regionale costano da soli più dei 5.646 piccoli comuni italiani?”

L’accorpamento dei piccoli comuni, quindi, non è una buona soluzione?. “Non credo – afferma ancora Paolo Benvenuti – anche perché le amministrazioni locali hanno strumenti per risparmiare i costi di gestione di molti servizi, dallo smaltimento rifiuti al trasporto scolastico, persino le guardie comunali oggi in molti casi sono al servizio di più Comuni. L’accorpamento può essere una soluzione solo se condiviso e se la scelta viene dal territorio: devono essere le comunità locali a decidere, le imposizioni dall’alto spesso causano più guasti che vantaggi”.

Il piccolo comune, con la scomparsa delle parrocchie, la riduzione degli uffici pubblici come poste, scuole e presidi sanitari, resta l’unica entità a presidio del territorio e il sindaco in molti casi è rimasto l’unico rappresentante dello Stato, il punto di riferimento. “I nostri politici – afferma ancora Franca Biglio – non sembrano capire che certi nostri territori, soprattutto quelli di montagna, devono essere tutelati e monitorati giornalmente per evitare il loro degrado, ad esempio per quanto riguarda il dissesto idrogeologico”.

Per controbattere l’eventuale proposta di “taglio” indiscriminato dei piccoli Comuni, e per sostenere una giusta politica di lotta agli sprechi, l’ANPCI chiede che siano aboliti gli enti inutili “ce ne sono ancora troppi e sono dei veri parassiti”; di diminuire il numero dei parlamentari “misura sempre evocata ma mai realizzata, da nessun Governo”; che si affronti con serietà e metodo la piaga dell’evasione fiscale “non è con gli spot televisivi che si può risolvere il problema”; che siano risparmiati i soldi spesi in inutili armamenti.

La protesta troverà un momento di sintesi e di rilancio il prossimo 30 settembre ad Assisi, dove si terrà la dodicesima assemblea dell’ANPCI quando sarà celebrata la giornata dei piccoli comuni, ricordando il 150° anniversario dell’Unità d’Italia “anniversario che ripropone valori importanti, che vogliamo continuare a trasmettere ai nostri cittadini; ma sarà sempre più difficile se si procederà nella direzione sbagliata”.

 

Al.Fa

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista dal lontano 2003!, lavoro in un'agenzia di comunicazione e mi occupo di viaggi e agroalimentare. Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura, mobile journalism. Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.

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