
Domenica 16 giugno 2019, nel bosco sopra Saltrio, una quarantina di musicisti della Filarmonica Saltriese suonava Ennio Morricone davanti a una parete di roccia. Niente cinema, niente festival: era l’inaugurazione di una cava. Una cava chiusa dagli anni Trenta, che il bosco si era lentamente ripresa, e che i volontari dell’associazione AMO – Amici del Monte Orsa avevano appena finito di liberare dopo diciotto mesi di lavoro, un muretto a secco alla volta.
Per capire perché in Valceresio si festeggia una cava come altrove si festeggia un campanile, bisogna sapere una cosa: qui la pietra non è mai stata solo pietra. Era stipendio, emigrazione, orgoglio. E la Brusada (o “La Brusata”, come la chiamano in paese) era una delle sue cattedrali di lavoro.

La pietra di Saltrio, dal Monte Orsa al Duomo di Milano
Prima di essere un luogo da gita, questa era una fabbrica a cielo aperto. La cava è attiva fin dal Quattrocento e da qui usciva la pietra di Saltrio, un calcare grigio cenere che ha viaggiato molto più dei suoi cavatori: la trovi in alcune colonne del Duomo di Milano, nella Mole Antonelliana a Torino, nella Cattedrale di Lugano.
I blocchi estratti scendevano a valle su carri trainati da buoi, fino ai laboratori del paese, dove diventavano colonne, capitelli, acquasantiere, portali. Si racconta che a fine Ottocento le cave tra Saltrio e Viggiù dessero lavoro a circa cinquecento persone: una piccola economia di montagna costruita, letteralmente, a colpi di scalpello. Poi un grave incidente a due cavatori e un mercato ormai cambiato: alla fine degli anni Trenta la Brusada si spense, e il bosco cominciò a riprendersela.
Cosa trovi oggi: balconi di pietra, un argano antico e… una biblioteca del bosco

Il recupero dei volontari di AMO è un piccolo capolavoro di cura artigianale. Hanno costruito oltre cento metri di muretti a secco che disegnano due balconate panoramiche affacciate sul fronte di cava, protette da staccionate ricavate da castagni caduti nel bosco.
Hanno recuperato e installato un antico argano in legno di castagno lungo più di quattro metri, di quelli che servivano a movimentare i blocchi. C’è perfino una piccola biblioteca sotto uno spazio con tavoli e panchine, per leggere o lasciare un libro a chi passerà di li…
Ma soprattutto è un bel museo a cielo aperto che regala una bella passeggiata nel bosco e con pannelli e allestimenti, ci fa conoscere la storia di questa preziosa cava che tanto ha influito sul territorio circostante.
Il vicino di casa più famoso? Un dinosauro

E qui la storia della pietra di Saltrio prende una piega inaspettata. Nel 1996, in un’altra cava del paese, l’appassionato di fossili Angelo Zanella notò qualcosa nei blocchi appena fatti brillare: erano le ossa del primo dinosauro giurassico italiano. Oggi si chiama Saltriovenator zanellai — “il cacciatore di Saltrio”, dedicato al suo scopritore — ed è un predatore di quasi otto metri vissuto circa 200 milioni di anni fa, quando qui c’era un mare tropicale. Pensaci, mentre sali alla Brusada: la stessa pietra che regge le colonne del Duomo custodiva un gigante del Giurassico. In questo angolo di Valceresio le rocce non smettono mai di raccontare.
Come arrivare alla Cava Brusada
Ci sono due sentieri, entrambi di circa mezz’ora. Da Saltrio si lascia l’auto in zona cimitero e si seguono le indicazioni per il Monte Orsa, fino alla deviazione segnalata per la cava: è la salita un po’ più impegnativa. Da Viggiù, invece, si parcheggia al Monte Sant’Elia e si prende la strada verso il Monte Croce, trovando lungo il percorso la deviazione. Scarpe da trekking, acqua e nessuna difficoltà tecnica: è una gita adatta anche a famiglie con bambini, abituati a camminare però e con il giusto abbigliamento.
Il consiglio in più: abbina la cava alle fortificazioni della Linea Cadorna tra Monte Orsa e Monte Pravello, le trincee della Prima guerra mondiale che corrono in cresta con vista sul lago Ceresio. In una giornata metti insieme cinque secoli di cave, una guerra mai combattuta su queste montagne e un dinosauro: mica male, per una passeggiata di mezz’ora.
La Cava Brusada è la prova che i luoghi non muoiono finché qualcuno decide di prendersene cura. Se ci vai, un pensiero riconoscente ai volontari di AMO mandalo: senza di loro, non ci sarebbe più memoria.
Conosci già questo angolo di Valceresio? Raccontamelo nei commenti — e se la zona ti incuriosisce, ti porto anche alla miniera abbandonata della Valvassera e sul sentiero della Valle del Lanza, sempre a cavallo del confine svizzero.

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista dal lontano 2003! Lavoro in un’agenzia di comunicazione e mi occupo di viaggi e agroalimentare.
Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura, mobile journalism.
Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.

