turismo di massa proteste

Troppi turisti: benedetti o maledetti? L’overtourism spiegato

Oggi condivido un articolo molto interessante scritto da una mia collega brasiliana, Karina Cedeño per Panrotas . Lei è di San Paolo del Brasile, ma evidentemente anche dall’altra parte del pianeta il fenomeno dell’overtourism comincia a diventare qualcosa di serio su cui ragionare. Posto quindi il suo articolo qui tradotto, con alcune aggiunte riguardo alla situazione italiana e alcune riflessioni. In fondo trovate anche il link all’articolo originale, con interviste e riferimento anche alla questione della navi da crociera.

 Da alcuni anni, gli alti tassi di visite turistiche in certe destinazioni hanno cessato di essere motivo di festa, per diventare una preoccupazione costante. La parola overtourism, il turismo di massa spinto agli estremi entra sempre più spesso nei telegiornali, nei dibattiti. Il fenomeno è oggetto di approfondimenti promossi dalle agenzie turistiche di tutto il mondo e tutto indica che  presto il termine farà parte dei dizionari. 

Il concetto di riempire al massimo della capacità un luogo turistico per “avere successo” non funziona più. Oggi in alcune località i turisti non riescono ad avvicinarsi o vedere un monumento o una piazza, per l’eccesso di persone (vedi piazza San Marco a Venezia ad esempio, talmente piena in alta stagione da “sparire” nella ressa quasi).  Il turismo eccessivo porta traffico, strade congestionate, degrado ambientale.

A chi giova tutto questo? A chi giova riempire il più possibile un luogo o una località? Questo pienone significa una buona riuscita del turismo? 

Proteste di cittadini contro il turismo di massa

Proteste di cittadini contro il turismo di massa

La situazione ha raggiunto il punto in cui in alcune città i cittadini  sono scesi in piazza per protestare contro l'arrivo dei turisti in massa: c’è chi ha dovuto lasciare il suo quartiere, vittima della speculazione immobiliare (aiutata da fenomeni come AirBnb), per il costo della vita che aumenta, per la trasformazione di zone e quartieri in siti puramente turistici perdendo la loro anima.

In Islanda, è di pochi giorni fa la notizia che gli abitanti si sono lamentati dell’eccesso di turisti maleducati, che noleggiano fuoristrada per andare poi senza controllo a rovinare il delicato ecosistema dell’isola vulcanica. In Nuova Zelanda è appena stata immessa una tassa turistica per proteggere il territorio. Di casi ce ne sono davvero molti.

A Dubrovnik lo scorso anno il malcontento per il turismo di massa si era fatto sentire

A Dubrovnik lo scorso anno il malcontento per il turismo di massa si era fatto sentire

L'overtourism può anche far perdere appeal a una destinazione. In un mondo dove il turismo esperienziale e l’autenticità del vissuto diventano fondamentali per un viaggiatore,  il "nuovo turista" non vuole rimanere bloccato in una "trappola per turisti”. Cerca l’autenticità, la città come è, senza maschere e trucco, senza code e tempi segnati per visitarla. 

Oggi molte destinazioni sono vittime del proprio successo e costrette a modificare la pianificazione urbanistica e le strategie di vendita per cercare di mitigare gli impatti del turismo di massa, rendendo la visita (e la vita dei residenti, ndr) più sostenibile. 

Anche in Italia, aggiungo io. Soprattutto in zone delicate, come la montagna. Di recente ad esempio Passo Sella  ha detto stop al traffico:  ora è in vigore il numero chiuso per auto e moto. Per poter transitare sarà necessario un pass. L’obiettivo è cercare di promuovere un tipo di turismo e mobilità più sostenibili, spostare il traffico dai veicoli privati ai mezzi pubblici e alternativi come l'autobus, la funivia o la bicicletta, riducendo in questo modo le emissioni, tutelare l'ecosistema alpino e offrire ai turisti una nuova esperienza nella natura.

Venezia invasa dai turisti

Venezia invasa dai turisti

Varco a numero chiuso e tornelli anche a Venezia nei giorni di punta, mentre in Spagna, a Palma de Mallorca da luglio è stato vietato ai residenti affittare il proprio appartamento ai turisti. E a Mallorca, si potranno mettere in affitto turistico solo case e ville indipendenti a meno che si trovino in aree protette, vicino all'aeroporto o in aree non residenziali.

Il perchè è sempre in quella parola: overtourism, un turismo in eccesso causato da un successo che è venuto senza pianificazione, senza investimenti in infrastrutture e senza coinvolgimento  della popolazione locale. 

 

Quando cominci a pensare di portare sempre più persone in un posto, senza chiederti i benefici che ne potrebbero derivare della popolazione, e se il luogo è adatto a sopportare grandi numeri, il pericolo di overtourism è concreto. 

Un problema di questo secolo, che rischia di peggiorare. Come spiega Karina nel suo articolo, gli arrivi internazionali nel mondo dovrebbero raggiungere 1,8 miliardi entro il 2030 (500 milioni in più rispetto al 2017), secondo l'Organizzazione Mondiale del Turismo (WTO), e il numero di persone che viaggiano in aereo saliranno da 4,1 miliardi l'anno scorso a 7,8 miliardi nel 2030, secondo l'International Air Transport Association (IATA). Immaginate come anche gli aeroporti, ad esempio, dovranno migliorare i loro processi e le loro infrastutture per soddisfare questa domanda.

Turisti e frasi di protesta contro di loro a Park Guell a. Barcellona. (foto Josep LAGO / AFP)

Turisti e frasi di protesta contro di loro a Park Guell a. Barcellona. (foto Josep LAGO / AFP)

Barcellona, ​​in Catalogna, è una di quelle destinazioni che soffrono di overtourism. L'anno scorso, la città ha ricevuto più di otto milioni di visitatori, e  proteste ricorrenti dei residenti a causa di aumento degli affitti, causato anche dalle presenze turistiche e dagli affitti turistici collegati. 

In quest'ultimo caso, il numero di posti letto offerti in hotel e appartamenti era limitato, così come la regolamentazione della costruzione di alberghi e l'emissione di nuove licenze per appartamenti per turisti. Ma non è tutto. Dobbiamo anche trovare nuovi modi di vendere il destino.

La destinazione spagnola ha deciso di creare un piano strategico per questioni come la mobilità, la gestione delle zone ad alto traffico e l’alloggio.

Si cercano altri modi per promuovere anche altre destinazioni: destagionalizzando e valorizzando non sempre le solite mete, in modo da diffondere i turisti anche in altre aree. L'ente del turismo spagnolo sta cercando di promuovere altre località per distribuire i turisti, come spiega nell'articolo a Karina. Ad esempio, pacchetti turistici che uniscono una visita a Barcellona per altri posti o esperienze di vario tipo.

Un esperimento che sto trovando molto interessante lo sta facendo la Grand Bretagna, che con la sua campagna di promozione I Travel For crea pacchetti di esperienze di vario tipo non solo dedicate a Londra e alle destinazioni più famose, ma anche in località meno conosciute, a seconda delle stagioni o delle proposte del momento. Potete dare un occhiata qui al sito ufficiale di I Travel For di Visit Britain.

Anche New York con una serie di iniziative sta cercando di "spalmare" i visitatori in altre zone che non siano Manhattan.

Ci sono poi le iniziative di sensibilizzazione: ad esempio AirBnb a Venezia  si schiera a fianco del Comune nel sensibilizzare tutti i viaggiatori, non solo i propri, a rispettare la località che visitano. Lo fa con la campagna animata Live like a local in Venice e il messaggio #EnjoyRespectVenezia

 

Insomma, il tema è più che attuale e ci sono diverse riflessioni da portare avanti. Gli enti del turismo ci mettono del loro, ma penso che il turista stesso possa fare la sua parte, scegliendo luoghi al di fuori delle solite mete e anche cercando di scoprire di più le potenzialità che trova vicino casa. Preferirò sempre di più un pomeriggio estivo passato a leggere in relax in una bella area verde vicino casa piuttosto che farmi ore di coda per guadagnarmi un fazzoletto in una spiaggia affollata al mare.

Voi cosa ne pensate?

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista su web e carta stampata da oltre dieci anni. Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura.
Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.
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