La vera storia del campanile di Curon

La vera storia del campanile di Curon

Curon è un bel paese di montagna della Val Venosta, con poco più di 2300 abitanti in provincia di Bolzano. Abitanti che aumentano nei periodi festivi e di vacanza per via dei turisti e degli amanti della montagna e della natura che passano di qui.

Sono le montagne attraversate dalla via Claudia Augusta, uno dei percorsi ciclistici più antichi e famosi d'Europa. Non solo, splendidi sentieri escursionistici percorrono da nord a sud le valli e le montagne lì attorno in inverno. Inoltre si scia lungo i comprensori sciistici di Belpiano e Malga San Valentino.

Tuttavia l'attrazione più famosa di Curon è il lago di Resia col campanile che emerge dalle acque.

È lui la vera star del posto, immortalato in migliaia di foto lo abbiamo visto in inverno.


È innegabile che il campanile sia un'attrazione apprezzata dai turisti. Ma è innegabile soprattutto l'amore degli abitanti originari per la loro Torre campanaria: un amore che è dimostrato anche dallo stemma del paese di Curon Venosta, che rappresenta proprio il campanile immerso nel blu del lago.

Per quanto però tutto questo sia molto suggestivo, ed esca bene in fotografia il Campanile di Curon in realtà ricorda una storia molto triste; è tutto ciò che rimane dell'Antico Borgo originario di Curon, Venosta.

La storia di Curon


L'acqua del lago di Resia e di altri laghi li presenti in passato non passò inosservata a una categoria ben peggiore degli influencer: gli affaristi.

Già nel 1920 il gruppo Montecatini fece domanda per poter sfruttare i tre laghi per produrre energia idroelettrica il progetto si arenò perchè si stava avvicinando la Grande Guerra.

Tuttavia nel 1939 fu ripreso allo stesso e in modo ancora più invasivo: il livello del lago artificiale veniva portato da 5 a 22 m nella nuova progettazione. Prevedeva di creare una diga così alta e capiente che avrebbe completamente allagato e ricoperto il paese di Curon e anche per il paesino di Resia che era lì vicino. Gli abitanti furono costretti a trasferirsi, gli edifici vennero rasi al suolo e distrutti prima dell'allagamento. Rimase solo il campanile della chiesa di Santa Caterina, una chiesetta di origine romanica del 1300 e considerata un monumento storico.

Eppure gli abitanti provarono in vari modi a opporsi alla cancellazione del loro paese.

Si recarono persino da Papa Pio XII e organizzarono anche una protesta.Tutto invano.

Nel 1950 Curon, Venosta e parte del paesino montano di Resia sparirono per sempre.

Si parla di 150 famiglie che persero tutto: casa terreni. Dovette andare altrove il 70% della popolazione, 181 edifici furono fatti saltare in aria per fare spazio all'acqua.

Solo il campanile rimase. Le sue campane furono rimosse il 18 luglio del 1950, prima che il paese venisse allagato.

La leggenda

C'è però una leggenda che riguarda questo campanile che racconta che in alcune giornate d'inverno si sentano ancora suonare.

Di questa storia, si sono occupati anche nei in film e libri. In ultimo, Curon di Netflix, ma anche il film "Il paese sommerso" presentato l'edizione 2018 del Trento Film Festival e il romanzo "Io resto qui "di Marco Balzano.

C'è un passaggio del romanzo di Balzano che mi piace molto che dice

"Nel giro di pochi anni il campanile che svetta sull'acqua morte diventato un'attrazione turistica. I villeggianti ci passano all'inizio stupiti e poco dopo distratti si scattano le foto con il campanile della chiesa alle spalle, fanno tutti lo stesso sorriso deficiente, come se sotto l'acqua non ci fossero le radici dei vecchi larici, le fondamenta delle nostre case. "

Foto di photosforyou da Pixabay

Al.Fa

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista da oltre dieci anni, lavoro in un'agenzia di comunicazione in ambito food e scrivo di viaggi e cibo per diverse testate online. Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura, mobile journalism. Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.

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