
Sapevi che in sud Italia la primavera e la tarda estate gli alberi "si sposano"? Si tratta dei cosiddetti "riti arborei": da antiche usanze pagane a feste in onore di santi cristiani. Celebrano la fertilità e fermano interi paesi per alcuni giorni, in riti senza tempo affascinanti a cui assistere almeno una volta nella vita.
Un matrimonio che viene da lontano
I riti arborei lucani hanno radici che affondano in un passato remoto, probabilmente legato alle tradizioni celtiche e pagane che celebravano il ciclo della natura. Il loro significato originario era propiziare la fertilità, invocare l'abbondanza, celebrare il risveglio primaverile della vegetazione. Con il passare dei secoli, questi rituali pagani si sono intrecciati con la fede cristiana, trovando una nuova dimensione nelle celebrazioni dei santi patroni, nella maggior parte dei casi Sant'Antonio da Padova.
Oggi, in otto comuni della Basilicata – Accettura, Castelmezzano, Oliveto Lucano, Pietrapertosa, Castelsaraceno, Rotonda, Terranova di Pollino e Viggianello – questa fusione perfetta tra sacro e profano continua a vivere, coinvolgendo intere generazioni. Dal 2018 è stata istituita ufficialmente la rete dei "Riti Arborei Lucani", con Accettura come paese capofila.
Gli sposi del bosco
Il cuore di questi riti è semplice quanto potente: l'unione simbolica tra due alberi, uno che rappresenta l'elemento maschile e l'altro quello femminile. Il tronco, robusto e imponente – che può essere un cerro o un faggio –, è lo sposo. La cima, agile e frondosa – spesso un agrifoglio, un pino o un abete –, è la sposa. Quando vengono innestati e innalzati al cielo, formano un albero nuovo, un totem altissimo che diventa simbolo di rigenerazione e continuità.
I riti si svolgono in due aree distinte: quella del "Maggio", nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, e quella dell'"Abete", nel Parco Nazionale del Pollino. Il nome "Maggio" potrebbe derivare da diverse fonti: da "Major", che indica la scelta dell'albero più grande, o dalla dea Maja, divinità latina che personificava la fertilità della terra nel mese di maggio.
Il Maggio di Accettura
Tra tutti i riti arborei lucani, il Maggio di Accettura è probabilmente il più celebre e il più complesso. Riconosciuto dall'UNESCO tra le 47 feste più belle del Mediterraneo nel progetto "Les fêtes du Soleil", questo rito si svolge dalla prima domenica dopo Pasqua fino al Corpus Domini, con il culmine durante la Pentecoste.
La cerimonia inizia con la scelta degli sposi: gli alberi infatti devono provenire da boschi diversi, e "non essere imparentati". Proprio come per le persone. Il Maggio, un cerro maestoso del bosco di Montepiano, viene selezionato la prima domenica dopo Pasqua e abbattuto il giovedì dell'Ascensione. La Cima, un agrifoglio della foresta di Gallipoli Cognato, viene scelta la domenica successiva. Entrambi gli alberi intraprendono poi un viaggio verso il paese: il Maggio trascinato da coppie di buoi, la Cima portata a spalla per circa 15 chilometri da uomini che utilizzano bastoni biforcuti chiamati "crocce".
Innesto, processione e scalata
Il momento culminante arriva la domenica di Pentecoste, quando i due alberi si incontrano in Piazza Bronzini. Il lunedì è dedicato alla lavorazione e all'innesto, mentre il martedì, sotto lo sguardo della statua di San Giuliano portata in processione, il Maggio viene innalzato in Largo San Vito. Segue poi la spettacolare scalata: giovani coraggiosi si arrampicano a mani nude fino alla cima, dove sono appesi premi e riconoscimenti.
Accettura ospita anche il Museo dei Culti Arborei, inaugurato nel 2005, che custodisce la memoria di queste antiche tradizioni e offre ai visitatori un percorso affascinante attraverso la storia antropologica della regione.
Castelsaraceno: la 'Ndenna e la Cunocchia
A Castelsaraceno, "il paese dei due parchi" sospeso tra il Pollino e l'Appennino Lucano, il rito arboreo si celebra nelle prime tre domeniche di giugno in onore di Sant'Antonio da Padova. Qui gli sposi hanno nomi evocativi: la 'Ndenna, il faggio maestoso che rappresenta l'elemento maschile, e la Cunocchia, la cima di un pino che incarna quello femminile.
La prima domenica è dedicata al taglio della 'Ndenna nel bosco Favino, sul Monte Alpi. L'albero, che può superare i 20 metri di altezza e pesare fino a 15 tonnellate, viene trasportato dai buoi fino alla piazzetta di Sant'Antonio, accolto da canti e musica tradizionale. La domenica successiva è il turno della Cunocchia, tagliata sul Monte Armizzone e portata in paese a spalla, con ancora maggior allegria e festosità.
La terza domenica avviene il matrimonio: i due alberi vengono uniti mediante un anello di ferro con bulloni, un gesto che allude chiaramente al simbolismo sessuale e alla perpetuazione della vita. L'albero viene quindi innalzato e i più audaci si cimentano nella scalata a mani nude. La 'Ndenna rimane eretta nella piazza fino all'autunno, diventando parte del paesaggio del paese, prima di essere abbattuta durante la Festa della Montagna in ottobre.
Gli altri riti della Basilicata
Ogni borgo ha le sue peculiarità, ma tutti condividono lo stesso spirito di comunità e rispetto per la natura.


A Rotonda, che è anche sede del Parco Nazionale del Pollino, si celebra l'unione tra "a'pitu" (un abete) e "la rocca" (un faggio) dall'8 al 13 giugno. Tredici coppie di buoi trasportano gli alberi in cortei che si snodano per chilometri tra i boschi del Pollino, tra momenti di festa dove non mancano mai vino, cibo locale e canti. La festa è anche un'occasione perfetta per scoprire le due Dop della regione: la Melanzana Rotonda Rossa Dop e il fagiolo Poverello di Rotonda Dop. Un museo dedicato alla località ospita anche video e approfondimenti sul rito di Rotonda e sui riti arborei, come vedete nelle foto qui in alto. Lo trovate proprio in centro paese.
A Viggianello il rito si ripete addirittura tre volte l'anno: la settimana dopo Pasqua in contrada Pedali, l'ultima settimana di agosto nel centro storico in occasione della festa di San Francesco di Paola, e nel secondo weekend di settembre in località Zarafa per la Madonna del Soccorso.
A Terranova di Pollino la festa prende il nome di "A Pit'" e qui, curiosamente, non si celebra l'unione tra due alberi, ma solo il taglio e il trasporto dell'abete più alto e dritto del bosco di Cugno dell'Acero, portato prima con i trattori e poi a spalla dagli uomini del paese, con soste lungo il tragitto per rifocillarsi con frittelle, taralli e vino offerto dai residenti.
A Castelmezzano, Oliveto Lucano e Pietrapertosa (nella foto in alto al post, il paese) nel cuore delle Piccole Dolomiti Lucane, i riti si svolgono tra agosto e settembre, sempre con la stessa formula: scelta dell'albero, trasporto comunitario, innesto, innalzamento e scalata finale.
Più di una tradizione: un atto di appartenenza
Quello che colpisce di questi riti non è solo la spettacolarità o l'aspetto folkloristico. È la partecipazione corale, intergenerazionale, che coinvolge davvero tutti. Ragazzi si ritrovano accanto agli anziani del paese per trasportare gli alberi, cantare le stesse canzoni tramandate da secoli, condividere pane, vino e salsicce lungo il cammino.
I riti arborei della Basilicata non sono una messa in scena per turisti. Sono momenti identitari fortissimi, che rinnovano ogni anno il legame tra le persone e la loro terra, tra il passato e il presente. Come sottolinea l'antropologo Ferdinando Mirizzi, per gli abitanti di questi borghi "l'importante era organizzarla e parteciparvi per l'onore della festa" – non servivano spiegazioni accademiche o autenticazioni esterne.
Oggi, queste feste sono anche occasioni di ritorno per chi è emigrato. Borghi che per gran parte dell'anno vivono nel silenzio si rianimano improvvisamente, riempendosi di voci, abbracci, risate. Il Maggio o l'Abete diventano il pretesto per riaffermare: "Io vengo da qui. Queste sono le mie radici".
Come vivere i riti arborei
Se vuoi assistere a una di queste cerimonie, tieni presente che i periodi variano da borgo a borgo, ma si concentrano tra aprile e settembre. Il Maggio di Accettura si celebra durante la Pentecoste (date variabili, solitamente a fine maggio-inizio giugno), la 'Ndenna di Castelsaraceno nelle prime tre domeniche di giugno, mentre a Rotonda la festa è tra l'8 e il 13 giugno.
Il mio consiglio? Non limitarti ad assistere solo alla giornata finale. Partecipa se possibile anche alle fasi preparatorie: il taglio degli alberi nei boschi, il trasporto con i buoi, le soste lungo il percorso dove si mangia e si canta insieme. È lì che senti davvero il battito di queste tradizioni.
Porta con te macchina fotografica, scarpe comode e tanta curiosità. Ma soprattutto, porta rispetto: non sei di fronte a uno spettacolo turistico, ma a un atto di devozione e identità che continua da secoli.
Perché vale la pena scoprirli
In un'epoca in cui tutto corre veloce e le tradizioni rischiano di diventare cartoline ingiallite, i riti arborei della Basilicata sono una lezione di resilienza culturale. Dimostrano che è possibile mantenere vive usanze antichissime senza museificarle, che sacro e profano possono convivere armoniosamente, che la comunità può ancora essere un valore reale e non solo una parola vuota.
E poi, diciamocelo: dove altro puoi vedere un albero alto 30 metri innalzato a forza di braccia, corde e determinazione collettiva, per poi assistere a giovani temerari che lo scalano a mani nude mentre il paese intero trattiene il fiato?
La Basilicata è una regione che troppo spesso resta ai margini dei grandi itinerari turistici. Eppure, custodisce tesori come questi: autentici, potenti, capaci di commuovere anche chi non capisce fino in fondo il dialetto dei canti o il significato di ogni gesto rituale. Perché certe cose si sentono, semplicemente. E ti lasciano dentro qualcosa di profondo, un filo invisibile che ti lega a quella terra e a quelle persone, anche se sei solo di passaggio.

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista dal lontano 2003! Lavoro in un’agenzia di comunicazione e mi occupo di viaggi e agroalimentare.
Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura, mobile journalism.
Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.