Abandonalism, il fascino dei luoghi dimenticati

Abandonalism, il fascino dei luoghi dimenticati

“C’è bellezza ovunque, ma non tutti sanno vederla”: mai come quest’anno una delle massime di Confucio più citate sembra essere così attuale.

Ricevo e pubblico volentieri questo comunicato che trovo molto interessante, che parla di come si stia consolidando un trend che trovo molto affascinante, quello dell’Abandonalism, ovvero luoghi ma anche oggetti, dimenticati.

Un interesse che sta coinvolgendo architetti, designer, star, artisti e non solo, portati ad ascoltare le storie che oggetti e luoghi dimenticati hanno da raccontare. La tendenza secondo la CNN, è iniziata nel 2014 con la mostra Ruin Lust andata in scena alla Tate Gallery di Londra e che oggi contagia diversi settori, persino quello turistico.

Come riporta The Washington Post, infatti, dal Canada alla Germania, uno dei must del momento è concedersi una visita in una fabbrica abbandonata (io ad esempio vorrei andare a Consonno prima o poi!) e, d’accordo con il magazine Time, crescono esponenzialmente anche le vacanze con destinazione Chernobyl.

Il fascino dei luoghi abbandonati

La passione per i luoghi in rovina colpisce anche il popolo dei social dove l’account Instagram Beautiful Abandoned Places, che ritrae meravigliosi luoghi abbandonati, è seguito da ben 1,6 milioni follower tra i quali spiccano Chiara Ferragni, Steve McCurry, Giorgia Palmas e Lexie Limitless, la persona più giovane ad aver visitato ogni Paese del mondo. Inoltre, l’hashtag #abandoned conta addirittura 7,2 milioni di post, mentre #ruins e #abandonedplaces collezionano rispettivamente 3 e 3,7 milioni di post. Svariati anche i canali YouTube consacrati a questo tema come Exploring with Josh che raggiunge quota 3,85 milioni di iscritti e The Proper People che sfiora i 900mila. Neppure moda, ristorazione e matrimoni sono immuni al misterioso fascino dell’abbandono, con sfilate, cene e ricevimenti che prendono vita in luoghi sottratti all’oblio e strappati al declino.

Lo studio di Espresso Communication

Galleria Battilossi

È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication per Galleria Battilossi (foto sopra) su oltre 30 testate internazionali dedicate a lifestyle e tendenze nei campi della moda, del food, dell’arredamento e dell’arte. Un trend al quale si ispirano anche designer come Maurizio Battilossi, fondatore della Galleria Battilossi: “Alla base del mio lavoro c’è l’idea che la sublime raffinatezza non stia soltanto nella perfezione, ma che possa essere trovata anche in oggetti semplici che mostrano i segni del tempo, come una lamiera corrosa. I disegni astratti della nostra linea di tappeti Eclectica, ad esempio, si ispirano a superfici artificiali che si incontrano nella quotidianità. Credo che per disegnare un tappeto contemporaneo, in grado di esaltare interni ricercati e reinventare lo spazio che lo circonda, sia fondamentale muoversi sul sottile confine fra passato e futuro e che nulla, come un oggetto abbandonato, preda del tempo e in continua trasformazione, racchiuda questo concetto”.

Ma a cosa si deve questa ammirazione per luoghi e manufatti abbandonati? Come spiega la BBC, davanti a un luogo in rovina si genera un misto di paura e nostalgia, ma anche un brivido d’eccitazione. Secondo Sonia Paone, docente di sociologia urbana all’Università di Pisa: “Le rovine hanno sempre avuto un fascino perché alludono alla transitorietà dell’opera umana, all’inesorabile trascorrere del tempo, alla caducità delle cose. Oggi la tragicità cosmica di una natura che potrebbe riprendere il sopravvento fa sì che le rovine del tempo presente siano fonte di ispirazione”. Ed è così che tanti disegnatori scelgono come punto di partenza per le proprie creazioni il ferro arrugginito o altri oggetti considerati di scarto. Lavori che danno vita a interni rustrial, una sintesi dello stile industriale e di quello rustico, spiega Newshub, simile a quello degli appartamenti newyorkesi caratterizzati dall’utilizzo di mattoni a vista e ferro. Per le mura di casa spazio anche al cemento, lasciato rigorosamente grezzo, ma in chiave green: come racconta The Telegraph, infatti, è disponibile un nuovissimo tipo di questo materiale più sostenibile, realizzato con un misto di sabbia e batteri. 

Un fascino che contagia moda, arte e food

Anche nel mondo della moda, i brand si lasciano ispirare sempre più spesso da location abbandonate o ex aree industriali utilizzandole come set per le sfilate: teatri ricoperti di graffiti ormai infestati da erbacce come racconta Harper’s Bazaar,fabbriche di panettoni, garage di edifici residenziali e persino aeroporti come riporta il francese Le Figaro, fanno da palcoscenico alle ultime collezioni d’alta moda da Milano a New York. I luoghi abbandonati non sono solamente set utilizzati qualche giorno e poi lasciati nuovamente al loro destino, ma anche una solida base per progettare e inventare nuovi spazi a misura d’uomo: ne sono un esempio la newyorkese High Line, una ferrovia sopraelevata in disuso dagli anni ’80 diventata poi un parco lineare come spiega NBC o il tratto di binari che univa le città francesi di Rosheim e Saint Nabor, trasformato in un cammino lungo 11 chilometri che permette di riscoprire paesaggi dimenticati e lasciarsi sorprendere da nuovi punti di vista. Altri esempi sono edifici come la Tate Modern o la Fondazione Prada dove la nuova destinazione d’uso e il passato dell’edificio sono strettamente legati e trasportano i visitatori in un luogo unico e fuori dal tempo. Persino i matrimoni non sono esenti da questa “febbre del vissuto” come racconta il Daily Mail, secondo il quale uno dei trend più in voga nel settore sarebbe l’urban wedding che si contraddistingue soprattutto per la scelta di location come magazzini in disuso o vecchi granai.

Il collettivo canadese Garbage Beauty trasforma gli oggetti abbandonati per strada

E sulla tavola, come si traduce questa passione per l’abbandono? Come spiega The Guardian, riappropriandosi di sapori dimenticati come quello della frutta matura al punto giusto, preferendo quella coltivata nel proprio orto, rispettando i ritmi della natura, a quella in vendita sugli scaffali dei supermercati. La riscoperta di antichi sapori è stata al centro anche della kermesse culinaria Madrid Fusión dove, riporta il quotidiano spagnolo El Español, gli chef hanno riaffermato l’importanza di ritrovare la semplicità nei piatti tradizionali, lasciando per un po’ da parte le complesse tecniche della nouvelle cuisine. In linea con questo trend ci sono poi i ristoranti che sorgono all’interno di ex lavanderie, cristallerie e persino in complessi industriali. Ovviamente nemmeno l’arte contemporanea poteva sottrarsi al fascino dell’abbandono con opere che dialogano con lo spettatore conferendo una nuova connotazione agli oggetti abbandonati. È il caso, come riporta Montreal Gazette, del collettivo canadese Garbage Beauty che trasforma gli oggetti abbandonati per strada: un’asse di legno gettata al fianco di vassoi di plastica, ad esempio, grazie alla scritta “la table est mise” (la tavola è apparecchiata) diventa, sin dal primo sguardo, un tavolo sul quale qualcuno ha appena mangiato. Significativo anche il lavoro dell’artista Jane Perkins che utilizza rifiuti per dare vita a celebri opere come Ragazza col turbante o Notte stellata

Al.Fa

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista da oltre dieci anni, lavoro in un'agenzia di comunicazione in ambito food e scrivo di viaggi e cibo per diverse testate online. Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura, mobile journalism. Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.

4 thoughts on “Abandonalism, il fascino dei luoghi dimenticati

  1. In effetti i luoghi abbandonati hanno un certo fascino, per esempio i parchi dei divertimenti chiusi. Alcuni luoghi, invece, mi mettono un po’ d’ansia. Io ho visitato alcune mostre multisensoriali organizzate dall’associazione ‘I luoghi dell’abbandono’ che vengono allestite proprio in luoghi abbandonati. In questo momento stanno utilizzando l’ex manicomio di Granzette a Rovigo.

  2. Non sapevo esistesse un nome per questa tendenza! Comunque in effetti è proprio così: i luoghi abbandonati hanno un certo fascino, proprio per quel “misto di paura e nostalgia” che evocano. Un paio di anni fa sono stata a Sofia al Museo di Arte Socialista, che in realtà è un cortile abbandonato, in periferia, dove in mezzo all’erba secca sono abbandonati busti e sculture. Il tutto un po’ inquietante e forse per questo ancora più affascinante.

  3. Nel luogo dove sono nata e cresciuta c’è un vecchio teatro/cinema che è rimasto fermo all’ultima sera in cui è stato proiettato un film (primi anni ’80). Sono riuscita a visitarlo tempo fa e sono rimasta stupita dal “fascino dell’abbandonato”.

  4. Fin da piccola sono sempre stata attratta dagli edifici abbandonati, dai quartieri disabitati e dalle città fantasma. Mia madre diceva che guardavo troppi film di Tim Burton. Io mi sentivo invece solo una piccola esploratrice curiosa. Scattavo foto con la usa e getta della Fuji, fino a che non mi hanno più pagato le stampe trovandole inutile. Chissà, se avessero coltivato questa mia parte creativa, a quest’ora sarei stata famosa!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.