Islanda in inverno

L'inverno ha una pessima reputazione tra i viaggiatori. A parte il periodo da ressa di massa del Natale, è considerato troppo buio, troppo freddo, troppo "aspettiamo la primavera che è meglio".

Eppure, se lo vivi viaggiando con calma, questo pezzo d'anno ti regala cose che l'estate non sa nemmeno dove stanno. Le strade si svuotano, molti luoghi tornano ad appartenere a chi ci vive, i laghi diventano specchi scuri che riflettono solo l'essenziale.

I luoghi ti mostrano un'altro volto. E quasi sempre, nel farlo, ti dicono qualcosa anche su di te.

1. Il buio ti costringe a rallentare (ed è una benedizione)

D'inverno il giorno finisce che sono le cinque e mezza. L'ho capito bene l'ultima volta che sono partita per la ciclopedonale da Castiglione Olona verso il monastero di Torba: se non calcoli la luce, ti ritrovi a pedalare nel blu.

Il cielo si oscura in fretta, i lampioni pubblici si accendono uno alla volta lungo il fiume Olona, il silenzio si fa più denso. E lì capisci che non puoi "fare tutto". Non puoi infilare quattro tappe, sei foto perfette, mille storie da postare.

Puoi solo scegliere un ritmo più lento, accettare che qualcosa resterà fuori dal programma, e decidere che va bene così.

Il buio dell'inverno non è un nemico: è un promemoria gentile che non devi correre sempre. Che puoi fare meno cose, e viverle meglio.

Consiglio pratico: se parti per un'escursione invernale, calcola che alle 16.30 la luce comincia già a calare. Portati una torcia frontale (ti cambia la vita) e non programmare più di 10-12 km se sei a piedi. La lentezza si sceglie, ma a volte è l'inverno che te la impone. E impari ad apprezzarla.

2. Il silenzio ti fa ascoltare quello che di solito ignori

Vai su un lago in pieno inverno, un martedì mattina qualunque. Prendi i luoghi di mare ad esempio, affollati in estate e in inverno deserti e romantici (il Lido di Venezia è magnifico in questo periodo, con spiagge lunghe e tramonti rossi), O il Lago Maggiore, per esempio: niente ressa sui lungolago, niente motoscafi che rombano, niente caos. Nemmeno nel periodo natalizio. Scegliere orari infrasettimanali e mattinieri regala un altro ritmo sempre. Solo tu, il respiro che fa vapore, e magari un bar aperto che profuma di brioche appena sfornate e caffè buono e negozi locali carini dove fare shopping.

Visita una spiaggia: probabile che sarai solo o al massimo con qualcuno con il cane (loro si sanno scovare spazi e silenzi!): il silenzio mette a fuoco tutto il resto. Il rumore dei tuoi passi sulla ghiaia. Le domande che ti porti dietro da mesi e che hai sempre zittito con il rumore di fondo dell'estate. Le idee che non avevano spazio tra aperitivi, eventi, impegni.

Riscopri la montagna: ebbene si anche se gli impianti sono ancora aperti, terminate le feste natalizie nei giorni infrasettimanali anche la montagna è magnifica e regala pace e silenzio. Se non scii, vai in qualche luogo che non è troppo vicino agli impianti, tipo La Val in Val Badia: non ci crederesti che è a poca distanza da Corvara!

Camminare lungo l'acqua d'inverno è come risintonizzare la frequenza

Dove andare: i lungolago di Angera o Germignaga d'inverno sono deserti e bellissimi. Portati un thermos con tè caldo, ti sembrerà il lusso più grande del mondo. Un altro suggerimento: prendi il treno nella tratta da Pesaro a Fano, con il mare che scorre lungo il finestrino. A Fano passeggia sulla spiaggia deserta e fermati a pranzo

3. Cosa ti scalda davvero?

Il freddo è brutalmente onesto. Quando parti per una passeggiata nella neve — io l'ho fatto diverse volte in Valle d'Aosta, anche solo per un weekend, puoi vedere qui il reel— ti accorgi subito di cosa funziona e cosa no. Gli scarponi sbagliati li senti dopo dieci minuti. I guanti improvvisati ancora prima.

Ma vale anche per il resto: chi ti scalda il cuore e chi ti lascia al gelo. Quali luoghi ti fanno stare bene e quali frequenti solo per abitudine. Quali progetti hanno ancora una fiamma dentro e quali sono ormai carboni spenti.

Un rifugio dopo due ore di camminata nella neve. Una minestra bollente davanti a una stufa. Il viso che brucia quando entri al caldo dopo essere stata fuori mezz'ora. L'inverno ha questo talento: trasforma il calore in qualcosa di consapevole, scelto, non più scontato.

E pian piano cominci a fare lo stesso con tutto il resto della tua vita.

Il mio rituale: dopo ogni escursione invernale mi concedo una sosta in un locale, osteria, rifugio del paese. No lusso: basta un bicchiere di té anche o il piatto della casa. È il momento in cui il freddo di fuori e il caldo di dentro si incontrano, e ti accorgi che è esattamente lì che volevi stare.

4. Le strade vuote ti fanno vedere quello che prima non vedevi

I borghi d'estate sono pieni di tavolini all'aperto, chiacchiere, turisti con le guide in mano. D'inverno, invece, puoi ritrovarti da sola in una piazza che sembra uscita da un film: Cerro di Laveno all'ora blu, un vicolo che sale ripido, una porta socchiusa da cui esce profumo di sugo che cuoce piano.

Le strade vuote ti fanno notare i dettagli: un fregio su una facciata che non avevi mai visto, un'insegna antica, la luce gialla di una finestra al secondo piano dove qualcuno sta cenando.

Quando viaggi in bassa stagione togli i filtri "da Instagram" e ti restano i difetti, le crepe, le imperfezioni. Ed è proprio lì che un posto diventa vero.

E, sorpresa, succede lo stesso con te. In inverno fai i conti con le tue crepe, con le parti di te che non metteresti mai in un post patinato, ma che sono esattamente quelle che ti rendono umana.

Dove provare questa sensazione: i borghi della Provincia di Varese d'inverno sono magici proprio per questo. Arcumeggia, con i suoi murales, sembra abbandonata ma è solo in pausa.

5. Il rientro ti insegna che il viaggio continua anche a casa

Una delle cose più belle dei viaggi invernali è tornare a casa. Arrivi con le guance fredde, togli gli strati uno per uno, metti su l'acqua per una tisana. Il contrasto tra fuori e dentro è così netto che quasi fa rumore.

Ed è in quel momento che quello che hai visto "fuori" comincia a lavorare "dentro": ti viene voglia di fare pulizia, mentale e fisica. Ripensi a quella chiesetta silenziosa, a quel sentiero nel bosco, a quella panchina davanti al lago. E ti chiedi cosa vuoi portare nella tua quotidianità di quello che hai provato in viaggio.

Magari è una cosa piccola: una passeggiata serale in più, un "no" detto al momento giusto, un rituale di lentezza la domenica mattina.

L'inverno ti ricorda che viaggiare non è solo spostarsi da un posto all'altro. È cambiare, poco alla volta. È guardare la tua vita con gli stessi occhi con cui guardi un borgo sconosciuto: curiosi, aperti, senza fretta.

Trova il tuo "luogo coperta"

Ognuno ha un posto che d'inverno diventa coperta: un lago, un bosco, un monastero, una piazza quasi vuota dove ti senti al riparo ma non chiusa, in silenzio ma non sola, ferma ma comunque in cammino.

Se non l'hai ancora trovato, questo inverno è l'occasione giusta.

Non serve prendere un aereo: spesso basta un treno regionale, una bici, una strada che conosci solo d'estate e che d'inverno ti racconta un'altra storia.

Il freddo passa. Le luci di Natale si spengono. Ma quella versione di te che hai incontrato al buio, camminando lenta, ascoltando il silenzio… quella, se la ascolti, resta. E ti accompagna anche quando l'anno ricomincia a correre.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo con qualcuno che ha bisogno di rallentare. E se hai un "luogo coperta" tutto tuo, scrivimelo nei commenti: sono curiosa di scoprire dove vanno a rigenerarsi i viaggiatori lenti come te.

Scritto da:

Al.Fa

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista dal lontano 2003! Lavoro in un'agenzia di comunicazione e mi occupo di viaggi e agroalimentare.

Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura, mobile journalism.

Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.