Risaie in lomellina

C'è un angolo di Lombardia che quasi non sembra Lombardia. Niente capannoni, niente tangenziali, niente traffico. Solo acqua, pioppi, aironi e un orizzonte piatto che in primavera si trasforma in quello che i locali chiamano, con una certa poesia involontaria, il "mare a quadretti": le risaie allagate che riflettono il cielo come specchi rotti (come nella foto qui sopra, by Chiaretta84 Wikimedia Commons)

Questa è la Lomellina, la striscia di pianura pavese compresa tra il Po, il Ticino e il Sesia. Ed è uno dei territori più sottovalutati d'Italia per il cicloturismo lento: strade provinciali quasi vuote, fondi decenti, nessun dislivello degno di questo nome e una densità di storia romanica per chilometro quadrato che farebbe arrossire posti molto più famosi.

Garlasco è un buon punto di partenza — o di arrivo, se preferisci. Ti racconto cosa trovi, come ci si muove in bici e perché vale davvero la pena. Perchè ti faccio partire proprio da qui? Perché dopo tanto parlare di questa località in cronaca nera, mi piacerebbe poter dare risalto a questi luoghi per la loro bellezza, tranquillità e altri tipi di storie che li riguardano...


Perché la Lomellina in bici è un'idea migliore di quanto sembri

Una delle cose più belle di un viaggio in Lomellina in bici? Il territorio è completamente pianeggiante: il percorso si sviluppa in pianura senza affrontare nemmeno la salita di un cavalcavia, il che lo rende adatto a chiunque, dai ciclisti con le gambe di ferro ai pedalatori della domenica. Le strade secondarie hanno traffico quasi inesistente — si incontrano più trattori e mezzi agricoli che autovetture — e i fondi sono prevalentemente asfaltati, con qualche tratto ghiaiato che regge bene con una gravel o una bici da viaggio.

Il momento migliore? Maggio, senza dubbi. È proprio il mese di maggio il periodo ideale per osservare la Lomellina nel suo massimo splendore: con la maggior parte delle sue sconfinate risaie piene d'acqua. Ma anche l'inizio autunno è affascinante e si tinge di molti colori.

Dal 2023 esiste anche un percorso gravel di 195 chilometri che attraversa tutta la Lomellina, toccando città e paesi, abbazie e pievi, castelli e cascine monumentali, argini fluviali, boschi di pianura e piazze alberate. Non è necessario farlo tutto: le mappe con il tracciato e i QR code sono disponibili, e puoi scegliere il segmento che preferisci.

Un anello classico da Garlasco tocca Tromello, Lomello, Scaldasole, Alagna e ritorna a Garlasco su sterrato tranquillo — dai 65 ai 90 km a seconda delle varianti che scegli.

Chi invece preferisce un itinerario più breve (30-40 km), può fare un bel giro tra le risaie passando per Borgo San Siro, Torrazza e Gambolò, che merita di essere attraversata lentamente.


Garlasco: il santuario che nasce da una storia (vera) di dolore

Santuario Madonna della Bozzola Garlasco
Foto del Santuario della Madonna della Bozzola, di Alessandro Vecchi (Wikimedia Commons)

Garlasco non è un borgo che ti strega a prima vista. È una cittadina di pianura, abbastanza anonima nella sua struttura urbana moderna. Ma ha un segreto che vale fermare la bici.

A circa un chilometro dal centro, immerso nel verde del Parco del Ticino, sorge il Santuario della Madonna della Bozzola — una delle basiliche minori più importanti della provincia di Pavia, e uno dei luoghi di pellegrinaggio più antichi della Lomellina. Purtroppo il luogo è diventato meta di curiosi e pellegrinaggi per scopi molto diversi dalla spiritualità o dalla sua bellezza...ma vediamo di recuperare.

Nel 1465, un evento miracoloso portò alla costruzione del Santuario. La protagonista fu Maria, una tredicenne che aveva perso la voce dopo aver assistito al massacro della sua famiglia. Mentre portava al pascolo i suoi animali, cercò riparo durante un temporale imminente: apparve un globo di luce e, al suo interno, la Madonna le parlò.

Il nome del santuario potrebbe venire da lì: sopra un vicino cespuglio di biancospino chiamato in dialetto locale "buslà", poi italianizzato in "bozzola", sarebbe apparsa la Vergine.

La storia di Maria è una di quelle che restano in testa: una ragazza sopravvissuta a una violenza inimmaginabile, ammutolita dal trauma, che ritrova la voce. Che tu sia credente o no, c'è qualcosa di potente in questo racconto che attraversa sei secoli intatto.

L'edificio ha avuto continui ampliamenti nei secoli, fino alla facciata attuale progettata nel 1905 dall'ingegner Cesare Nava, arricchita da statue in cotto. All'interno, l'organo della Casa Mascioni di Cuvio — con le sue 2066 canne, è il più grande della diocesi di Vigevano.

La visita è gratuita e libera; il santuario si trova nella frazione Bozzola, facilmente raggiungibile in bici dal centro di Garlasco su strada pianeggiante.


Lomello: dove il diavolo costruì una chiesa in una notte (e la storia è ancora più strana)

Lomello è il posto che non ti aspetti. Arrivi da una strada di campagna, tra filari di pioppi e canali di irrigazione, e all'improvviso ti trovi davanti a qualcosa che non dovrebbe stare in mezzo alla pianura: un castello (oggi municipio), un Battistero di San Giovanni ottagonale con un antichissimo fonte battesimale, e la spettacolare basilica di Santa Maria Maggiore.

La basilica di Santa Maria Maggiore è una delle più interessanti testimonianze architettoniche del romanico lombardo, ed è la chiesa con le volte a crociera più antiche d'Italia — quelle nelle navate laterali, segno di un periodo di transizione costruttiva ancora leggibile nei mattoni. All'esterno cerca la facciata non perfettamente in asse, gli archetti pensili, i paramenti in mattoni con leggere variazioni di tessitura. Irregolare, asimmetrica, piena di correzioni visibili: sembra quasi un edificio onesto, che non nasconde i propri cambi di idea.

La leggenda vuole che il Diavolo in persona, costretto a ricostruire la chiesa in una sola notte per non interrompere un matrimonio reale, abbia eretto un edificio "strano" e incompiuto per mancanza di tempo. Questo spiega il soprannome popolare: la "Chiesa del Diavolo".

La storia reale non è meno affascinante: Lomello fu un centro di grande rilevanza in epoca antica — colonia romana sulla via verso il nord, poi in epoca longobarda luogo di villeggiatura per la corte pavese (Teodolinda si sposò qui, la seconda volta), e nel medioevo centro sulla via Francigena.

Praticamente: questo paesino di nemmeno 2.500 abitanti è stato, in ordine, crocevia romano, residenza reale longobarda e tappa medievale verso Roma. E quasi nessuno lo sa.

Visite: il complesso monumentale è aperto da aprile a ottobre il sabato, la domenica e i giorni festivi, dalle 15 alle 18. La Pro Loco organizza visite guidate la domenica, con partenza dal castello Crivelli (info: 327 108 5241 — prolocolomello@yahoo.it). La visita guidata include le mura romane, la basilica, il battistero longobardo, il museo degli stucchi e il castello con i suoi affreschi rinascimentali.


Le garzaie: quando gli aironi sono più numerosi delle macchine

La Lomellina è nella zona compresa tra il fiume Sesia, il fiume Po e il fiume Ticino. Il territorio presenta caratteristiche tipicamente rurali con paludi e boschi di pioppi, attraversato da rogge e canali per veicolare l'acqua di sorgenti naturali chiamate risorgive. Il termine "garzaia" significa proprio luogo dove nidificano gli aironi.

Pedalare tra le risaie in maggio significa fermarsi spesso. Non per la fatica — ti ricordo che è tutto pianeggiante — ma perché lungo i canali si trovano aironi cenerini, aironi rossi, nitticore, garzette e ibis. Viaggiando in bici si incontrano spesso gli aironi lungo la strada, che cercano cibo nei canali adiacenti o sono appollaiati sugli alberi.

Un avvertimento pratico che ho trovato e che trovo onesto: essendo la zona umida e a tratti paludosa, c'è una grossa concentrazione di zanzare — si consiglia un antirepellente, cappellino e occhiali. Non esattamente romantico, ma meglio saperlo prima.


Cosa mangiare

La risposta è quasi sempre riso. La Lomellina è uno dei territori risicoli più importanti d'Italia, con varietà autoctone di qualità riconosciuta. Nelle trattorie locali trovi risotti cotti come si faceva una volta — non come spettacolo turistico, ma come prassi quotidiana — con rane, con anguille, con le erbe di risaia.

Non aspettarti posti instagrammabili. Aspettati trattorie con le tovaglie a quadretti, il vino della casa nella caraffa e qualcuno al tavolo vicino che probabilmente coltiva il riso che stai mangiando.


Come organizzarsi

Punto di partenza: Garlasco è raggiungibile in treno da Milano (linea Pavia–Alessandria, cambio a Pavia o direttamente via alcune corse) e da Pavia in circa 30 minuti. Con la macchina è a un'ora da Milano e 20 minuti da Pavia.

Bici: Porta la tua o noleggia sul posto. Il Girasole di Travacò Siccomario è un punto turistico autorizzato dal Parco del Ticino che fornisce gratuitamente le bici per chi vuole esplorare i percorsi gravel della zona — vale la pena contattarli in anticipo (www.ilgirasoleditravaco.it).

Mappa percorsi: L'Ecomuseo del paesaggio lomellino (ecomuseopaesaggiolomellino.it) ha pubblicato mappe cicloturistiche dettagliate con QR code per il navigatore.

Quando andare: Aprile–giugno e settembre–ottobre. In luglio e agosto fa molto caldo e le zanzare ringraziano.


Ci sono posti che sembrano poco e si rivelano molto. La Lomellina è uno di quelli: basta avere la pazienza di arrivarci in bici, senza fretta, e lasciare che il paesaggio faccia il suo lavoro. Non ha bisogno di aiuto.

Sei mai stato in Lomellina? Scrivimi nei commenti — mi interessa sapere se conosci qualche trattoria o percorso che non ho citato.


Scritto da:

Al.Fa

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista dal lontano 2003! Lavoro in un'agenzia di comunicazione e mi occupo di viaggi e agroalimentare.

Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura, mobile journalism.

Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.