Valle Strona: dove nascono i Pinocchi e i segnaposti del Monopoli

Valle Strona: dove nascono i Pinocchi e i segnaposti del Monopoli

“C'era una volta... - Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno”

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Questo è l’incipit di uno dei più famosi libri per l’infanzia al mondo, il Pinocchio, di Carlo Lorenzini, detto il Collodi. Ma il Pinocchio, quello di legno, uno dei souvenir più classici dell’Italia, c’è ancora ed è in una valle selvaggia del Nord Italia, tra borghi che sembrano fuori dal tempo che prende vita da tanti e abili Mastro Geppetto.

C’è ancora infatti, a tutt’oggi, una valle che dedica la sua arte artigiana alla creazione di questi piccoli burattini snodabili: la Val Strona, in Piemonte, conosciuta anche come Valle dei Pinocchi.

La casa di Pinocchio quindi è qui: in una stretta valle nella provincia del Verbano Cusio Ossola, tra viuzze tortuose e case di pietra, descritta dallo scrittore Piero Chiovenda come terra di contrasti: tra i colori accesi dell’autunno e il grigio che domina l’inverno.

Valle Strona

Le vie del legno partono qui: in un  territorio da Omegna, cittadina affacciata sul lago d’Orta, si inerpica fino all’Alpe Quaggione, attraverso Forno, Piana di Fornera, Strona (il capoluogo da 1263 abitanti, alle pendici del Monte Massone), e arriva fino al villaggio di tradizione Walser di Campello Monti.

In questi paesi da sempre lavorano in botteghe silenziose artigiani esperti nell’arte della tornitura. La storia del Pinocchio della Valle Strona, nasce da un’altra storia, anch’essa che sa un po’ di leggenda: è quella dei Gratamagul, cioè i “grattagamole”, coloro  “che fanno il solletico ai tarli”: i maestri tornitori e i lavoratori del legno

Gli artigiani qui in Valle Strona sono protagonisti di una curiosa evoluzione del loro mestiere, che li ha portati ad evolvere la loro produzione per stare al passo coi tempi, e produrre con i gesti più antichi, i Pinocchi per i turisti moderni.

Da “Gràtamagul” a “Pinocchiari”, da Val di Cazzui (Valle dei Cucchiai), a Valle dei Pinocchi. 

La storia dell’artigianato del legno valtronese ha radici lontane. In Valle Strona si tornivano utensili da cucina, ciotole, scodelle e i famosi mestoli in legno, con i laboratori delle botteghe posti lungo i torrenti, come lo Strona, che fece funzionare i laboratori ancora prima che arrivasse l’energia elettrica, il fiume che dà il nome alla Valle e incide con il suo scorrere i fianchi delle montagne. Oltre alle suppellettili domestiche, si producevano anche attrezzi da lavoro e oggetti ornamentali. Gli ambulanti poi passavano nei villaggi a raccogliere la produzione la rivendevano giù, nella bassa.

Poi, dal Novecento, ecco arrivare anche la produzione dei Pinocchi. Il Pinocchio viene prodotto in Valle Strona da circa un secolo ed è un esempio che unisce due eccellenze tipiche della zona: la tornitura del legno e la creazione di snodabili.

Il villaggio di tradizione Walser di Campello Monti

Oggi sono rimaste poche attività che portano avanti questa tradizione. Tra le botteghe incastonate tra i paesini della valle, i produttori più noti sono la Cdue, la Candido Piana, e la Mastro Geppetto, insigniti dal marchio Piemonte eccellenza artigiana. In quest’ultima ditta, oltre ai modelli del famoso burattino in legno produce anche i segnalini per uno dei giochi di società più famosi al mondo: il Monopoli.

E il Pinocchio di legno da qui, proprio come nella favola di Collodi, una volta che ha “preso vita” comincia il suo viaggio: nelle città d’arte, nelle bancarelle, in tanti “Paesi del Balocchi” e persino oltre confine, visto che i turisti stranieri lo apprezzano particolarmente. Quello fatto a mano in Italia, di legno, come una volta.

Risorse utili:

Comunità Montana: www.comunitamontanadellostronaebassotoce.it

Al.Fa

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista da oltre dieci anni, lavoro in un'agenzia di comunicazione in ambito food e scrivo di viaggi e cibo per diverse testate online. Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura, mobile journalism. Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.

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