Tur Rivers: viaggio lento in un Veneto insolito alla scoperta dell’Antico Dogado

Tur Rivers: viaggio lento in un Veneto insolito alla scoperta dell’Antico Dogado

Il fascino di una terra strappata alle paludi centimetro per centimetro. Una selva di canali, fiumi, campi, stradine: l'Italia com'era cinquant'anni fa, prima che il Veneto subisse l'invasione dei capannoni industriali. Qui, in un territorio spesso ovattato dalla nebbia, all'improvviso possono spuntare gioielli come corti benedettine, casoni da caccia, ville, monumenti. E ancora: Chioggia, la Laguna di Venezia, ma anche sentieri e oasi naturalistiche.

Abbiamo passato tre giorni nell'Antico Dogado, fra il fiume Bacchiglione e il Brenta, sulle orme del progetto Turismo rurale tra i grandi fiumi" che come blogger abbiamo potuto conoscere grazie all'educational Tur Rivers. La provincia è quella di Padova e la città di Sant'Antonio dista solo mezz'ora, così come Venezia.

Correzzola, tra antiche tradizioni e soste gourmet

Il primo giorno ha avuto come base Correzzola, dove abbiamo alloggiato nella Corte Benedettina che all'epoca era la più grande fabbrica rurale del lombardo-veneto controllando altre 93 corti (fattorie).

Nel tempio dell'”Ora et Labora” praticato dentro e fuori i muri imponenti degli edifici, i monaci furono cacciati da Napoleone e, dopo l'interregno della famiglia Melzi d’Eril e un periodo di abbandono, oggi si ospita il municipio, la biblioteca e una struttura ricettiva (la doppia più la colazione costa 40 euro a notte). Prima di coricarci, il ristorante “La Famiglia” ci ha dato il benvenuto con un cena da leccarsi i baffi dove su tutto ci ha colpito il frittino di zucca e il piatto di bigoli (pasta lunga) al ragù d'anatra.

Turismo lento: tra ciclabili e vie d'acqua, verso Brenta d'Abbà

Da qui, la mattina del secondo giorno siamo saliti in sella per raggiungere in bicicletta la frazione Brenta d’Abbà. Le piste ciclopedonali organizzate in itinerari dall'associazione Corti benedettine prevedono decine di chilometri. Tutti pianeggianti: gli unici Gran premi della montagna vengono “scalati” in 4-5 pedalate. Ad ogni modo le calorie consumate vengono recuperate prontamente. Arrivati alla Corte San Giuliano ci attendono crostini al radicchio chioggiotto e alla zucca, miele e vino del luogo, accompagnati dalla Pro loco “Vita d'altri tempi” che mostra i mestieri di una volta: calzolaio, impagliatore di sedie, ricamatrice.

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Villa Garzoni

E, come una volta, lo spostamento verso Chioggia è avvenuto via acqua, su un'imbarcazione della Delta Tour. La piena del Bacchiglione e del Brenta ha suggerito di utilizzare il Canale di Valle, che collega l'Adige al Po. Pranzo a bordo e fiumi di vino e prelibatezze (acquarelle, branzini, alici, sarde) con sullo sfondo aironi, anatre, rondini. E' la popolazione della laguna: qualcuno pare abbia visto dei fenicotteri rosa che talvolta, svernano quaggiù nel viaggio verso la Sardegna.

Chioggia avvolta dalle nebbia è ancor più suggestiva: è lei la vera “piccola Venezia”. Città sull'acqua, canali, ponti, palazzi che spuntano dal mare, bragozzi (le tipiche barche chioggiotte).

Ma anche sulla terraferma l'Antico Dogado riserva sorprese. Chi si aspetterebbe che in mezzo alla campagna possa spuntare una dimora che nulla ha invidiare a quelle palladiane sul Brenta? E' il caso di Villa Garzoni, capolavoro del Sansovino dove ad accoglierci c'è una scalinata contorniata da statue delle fatiche di Ercole e una facciata da sogno in pietra bianca. L'ennesimo miracolo della natura: un gioiello spuntato da una palude.

La giornata si chiude con una capatina al Duomo di Candiana, sorto accanto al Monastero di San Michele Arcangelo, dimora dei benedettini cluniacensi sino al 1462, laddove pur di rivendicare la propria autonomia ecclesiale, i Serenissimi si presero una scomunica dal Vaticano.

Noi invece abbiamo rischiato seriamente la scomunica del dietologo. Dalle 18.30 in poi è stato un crescendo di bocconi. Prima “merenda” al ristorante di Villa Renier a Ponte Casale a base di polenta, speck d'oca, funghi e del delizioso yogurt al miele. Poi cena pantagruelica alla Trattoria Da Renzo: un menu infinito con tre antipasti, tre primi, quattro secondi, tre dolci, dove, diamo il premio “Non ti scorderò mai” lo riserviamo alla straordinaria oca arrosto. Il tutto accompagnato dal sommelier che ha proposto accostamenti di vini e sapori.

Sapori difficili da scordare.

Nicola Antonello

Dal 2002 sono giornalista della Prealpina, il principale media della provincia di Varese e uno dei quotidiani più antichi d’Italia, dove mi sono specializzato in cronaca locale, politica ed economia. Qualche volta durante l’anno (augurandosi che le occasioni aumentino) mi concedo il piacere di diventare giornalista turistico ed eno-gastronomico. Apprezzo la qualità dei prodotti e la passione degli imprenditori impegnati nel turismo, specialmente nelle piccole realtà. Nelle recensioni non nascondo eventuali critiche, espresse sempre con garbo, stimolando sempre un miglioramento di chi è l’oggetto delle osservazioni. Penso di essere ormai super specializzato nelle recensioni dei centri benessere, di cui amo particolarmente la “filosofia tedesca”. Mi piace la cucina e i ristoranti che promuovono menu arricchiti da piatti stagionali o da prodotti del territorio e soprattutto chi è capace di bilanciare la qualità con il conto finale. Amante anche del turismo dolce: passeggiate, biciclettate, del mare come della montagna. Non chiedetemi di viaggiare in volo oltre le 3-4 ore, altrimenti potrei dirottare l’aereo.

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