
Ci sono posti che trovi per caso, e altri che cerchi. L'Ecovillaggio Alpe Pianello appartiene a quella categoria intermedia: luoghi che arrivano quando ne hai bisogno, anche se non sapevi di cercarli. Forse per come li ho conosciuti io parlerei di sincronicità, visto che una serie di eventi apparentemente staccati hanno fatto si che alla fine andassi a trovarli.
Questo ecovillaggio che si trova sulle montagne sopra Luino, in un luogo magico e molto selvatico (è una zona magnifica). Ci sono stata per la prima e al momento unica volta quest'autunno, durante uno dei loro ultimi eventi prima della chiusura invernale del calendario comunitario.
Partiamo da un presupposto: parlare di ecovillaggi in Italia significa spesso muoversi tra idealizzazioni e stereotipi, prese di posizione, frasi fatte. Soprattutto nelle ultime settimane. Pensare che avrei voluto non parlarne, perché sono temi delicati e vorrei proteggerli, fare in modo che non vengano fraintesi o strumentalizzati. Ma forse il miglior modo per sostenerli è anche quello di farli conoscere.
C'è chi li immagina come rifugi per sognatori fuori dalla realtà, chi come esperimenti di vita alternativa destinati a fallire. L'Alpe Pianello, per me, è qualcosa di diverso: un progetto concreto, aperto, che non si nasconde dietro etichette ma prova a costruire giorno dopo giorno un modello di vita comunitaria che funzioni davvero.
Dove si trova l'Alpe Pianello
Prima di raccontarti del progetto, lasciami contestualizzare geograficamente questo luogo. L'Alpe Pianello si trova a 900 metri di altitudine sopra Dumenza, un piccolo paese in provincia di Varese alle pendici del Monte Lema, a pochi minuti dal confine tra Lombardia e Canton Ticino.
Da Luino, segui le indicazioni per Poppino e poi Dumenza. Il luogo si raggiunge tramite strada asfaltata ma di montagna ovviamente. Una volta arrivati, ti trovi davanti a 20.000 metri quadrati dove la natura regna incontrastata, con un piccolo bosco e un ampio prato ideale per attività all'aperto. E soprattutto, una vista sul Lago Maggiore che da sola vale il viaggio. Questa qui.

Chi sono i fondatori: da nomadi del mondo a creatori di comunità
La storia dell'Alpe Pianello inizia con Phil e Chanty Brügger, una coppia con due figli, Liam e Anya. Nel 2017 hanno mollato la loro vita in Ticino – casa, lavoro e ditta – per diventare nomadi in giro per il mondo. La motivazione principale? Crescere i figli in modo onesto e bello, lavorare su sé stessi, cercare un luogo nella natura e una comunità di persone affini.
Non si sono limitati a viaggiare come turisti. Hanno vissuto in ecovillaggi e comunità in India (Amma ashram, Auroville), Italia, Svizzera, Sri Lanka, Thailandia, Australia, Cambogia, Indonesia, Nepal. In ogni luogo hanno appreso qualcosa: organizzazione, cooperazione, coltivazione, energie alternative, costruzione di serre e compost toilet. Un apprendistato sul campo che li ha preparati a quello che sarebbe venuto dopo.
Nel 2020, mentre si trovavano in Australia, è arrivata la proposta di rilevare l'Alpe Pianello. Un luogo che aveva già una storia: nato come rifugio, trasformatosi in colonia estiva, poi comunità di seguaci di Osho. Phil e Chanty hanno visto l'opportunità di dare vita al progetto che da tempo maturava in loro. Da luglio 2021 vivono stabilmente all'Alpe Pianello con i figli e un piccolo gruppo di persone che hanno scelto di unirsi a questa avventura.
Il lato concreto di un sogno

Quello che mi ha colpito durante la mia visita è stata appunto la concretezza del progetto. Non si tratta di persone che fuggono dalla società, ma di individui che stanno provando a costruire un modello alternativo mantenendo però i piedi per terra.
Phil stesso definisce l'ecovillaggio come "luogo di cura dell'anima", un posto dove le persone possono venire e stare con loro stesse, godendosi la natura e l'energia del luogo. Ma non si ferma alla dimensione spirituale: il progetto si fonda su quattro pilastri – autosufficienza alimentare, energetica, economica e personale. Obiettivi ambiziosi, certo, ma affrontati con realismo. E se visitate il luogo capirete di cosa parlo.
La comunità conta attualmente circa sei abitanti fissi, ma attorno all'Alpe Pianello ruotano stabilmente almeno una ventina di persone, molto simpatiche e molto diverse tra loro, che partecipano attivamente alle attività e alla trasformazione dell'ecovillaggio. È una comunità aperta, multiculturale e plurilingue – qui puoi sentire parlare italiano, tedesco, inglese, spagnolo.
L'orto che guarda il lago
Una delle parti più interessanti del progetto è l'orto comunitario. Si tratta di 300 metri quadrati gestiti con il Non metodo della Coltivazione Elementare di Gian Carlo Cappello (il nostro amico di Angera, di cui vi ho parlato spesso), che prevede di coprire il terreno costantemente con uno strato di pacciamatura in fieno di 20 centimetri. È un approccio ispirato all'agricoltura di Masanobu Fukuoka, anche detta "agricoltura del non fare": minima lavorazione del terreno, rispetto dei cicli naturali, grande risparmio di acqua.
La posizione dell'orto è spettacolare: affacciato sul Lago Maggiore, con vista che spazia fino al massiccio del Monte Rosa. Quando sono stata lì in autunno, ho visto i membri della comunità al lavoro tra le aiuole, con quella tranquillità operosa che caratterizza chi sa di fare qualcosa di importante senza bisogno di enfatizzarlo.
Certo, l'autosufficienza alimentare è ancora un obiettivo lontano. Per ora acquistano ortaggi bio in zona, cercando il più possibile a chilometro zero, con molto realismo e senza snobismi.
La Scuolina: educazione parentale in natura
Uno degli aspetti più belli dell'Alpe Pianello è il progetto educativo. Con diverse famiglie della zona che praticano la scuola parentale, si sono organizzati per l'educazione in comune dei figli, distribuiti in tre sedi diverse.
Al momento hanno:
- Un asilo nel bosco con circa 20 bambini
- Le scuole elementari con circa 12 bambini
- Le medie con circa 5 ragazzi
Non è un progetto isolato o chiuso: collaborano con altre famiglie del territorio, creando una rete di educazione condivisa che valorizza l'apprendimento in natura senza rinunciare al confronto con la comunità più ampia. Liam e Anya, i figli di Phil e Chanty, frequentano questa scuola insieme ad altri bambini della zona.
L'idea di base è semplice ma potente: permettere ai bambini di crescere a contatto con la natura, imparare facendo, sviluppare autonomia e creatività. Anya, sei anni, ama cucinare con il fratello, leggere libri e arrampicarsi sugli alberi. Liam, dieci anni, ha viaggiato in tredici paesi nei primi sei anni di vita e dice che l'Alpe Pianello è uno dei posti più belli che abbia visitato. Non male come curriculum vitae, no?
Il modello economico: sostenibilità senza scopo di lucro

La realtà non ha scopo di lucro: l'intento è ridurre sprechi e consumi, condividere risorse, autoprodurre quanto possibile e mantenere una gestione essenziale delle attività.
Stanno cercando di raggiungere l'autosufficienza economica, ma non attraverso lo sfruttamento commerciale del luogo. L'obiettivo è trovare un equilibrio: creare spazi per ritiri e corsi olistici che possano sostenere economicamente il progetto, senza trasformare l'ecovillaggio in un centro benessere qualunque.
Hanno una cucina professionale, super pulita. un refettorio, 18 camere da letto, una sala multifunzione, una stanza per trattamenti, pannelli solari per l'energia e connessione internet satellitare per chi fa smart working. La struttura può ospitare gruppi e organizzare eventi, ma sempre nel rispetto dell'identità del luogo: vegetariano/vegano, assolutamente no alcool, carne, pesce e droghe.
Sul fronte energetico, stanno lavorando alla riduzione dei consumi e progettando l'installazione di un impianto fotovoltaico. Come per tutto il resto, procedono un passo alla volta, senza fretta ma con determinazione.
Come avvicinarsi all'Alpe Pianello: l'Open Community
Una delle cose che ho apprezzato di più è l'apertura del progetto. L'Alpe Pianello non è una comunità chiusa o autoreferenziale. Da primavera all'autunno (fino al 31 ottobre) è attivo il programma Open Community, che permette di partecipare alla vita comunitaria in diverse modalità.
Puoi venire come Explorer, da un giorno a due settimane. È il modo migliore per vivere la vita della comunità anche solo per poco tempo. Gli Explorer si incontrano tutti insieme ogni mattina alle 8:30, mangiano insieme, lavorano insieme, si connettono e si scambiano esperienze. La particolarità è che non hanno "doveri": sono liberi di fare ciò che vogliono, che sia leggere un libro al sole, partecipare a un laboratorio, lavorare al proprio progetto come nomade digitale, o dare una mano in cucina, nei lavori di costruzione, nell'orto.
Oppure puoi venire come Volontario per periodi più lunghi, se senti di voler contribuire più attivamente al progetto. È un passaggio essenziale per chi aspira a diventare un abitante in futuro.
L'autunno, quando sono stata io, aveva già quel sapore di chiusura del ciclo. La comunità si stava preparando per l'inverno, periodo in cui il calendario eventi si ferma e la vita si fa più introspettiva. Ma proprio in questo rallentamento ho colto una delle cose più interessanti del progetto: il rispetto dei ritmi naturali, anche quando questo significa fermarsi.
L'intento profondo: crescita personale e comunitaria
Sul sito dell'Alpe Pianello c'è una sezione dedicata all'"intento" del progetto. Non è una semplice dichiarazione di valori, ma una riflessione profonda su cosa significa vivere in comunità.
Phil racconta di come il suo "risveglio" sia iniziato con la nascita del primo figlio, quando ha capito che il mondo come lo aveva vissuto fino ad allora non gli apparteneva più. Ha sentito la necessità di cambiare, partendo da sé stesso. Durante un viaggio in Asia è entrato in contatto con la meditazione Vipassana, che ha ampliato ulteriormente i suoi orizzonti. Da lì è nato l'intento di portare al mondo questa pratica, con la convinzione che il mondo sarebbe diventato un luogo migliore se sempre più persone avessero potuto vivere questa esperienza.
L'Alpe Pianello è diventato il posto perfetto per continuare questa crescita interiore, ma questa volta insieme ad altre persone con lo stesso intento, condividendo quello che ognuno ha imparato lungo la propria strada.
Ogni membro della comunità ha le sue ragioni per essere lì. C'è chi cerca la libertà di essere sé stesso in tutte le sue sfaccettature. Chi vuole vivere in natura in un luogo di pace, dove si pratica la meditazione e la crescita personale. Chi è convinto che l'unione faccia la forza e che una microeconomia del territorio ci renda liberi. Chi vuole semplicemente non trascorrere la vecchiaia da solo.
Cosa ho visto io
Durante la mia visita autunnale, ho trovato persone gentili e accoglienti. Nessuno ti fa sentire un estraneo, nessuno ti giudica per essere arrivato solo per un giorno o per avere ancora un piede nel mondo "là fuori". È un'apertura genuina, che non nasce da strategie di marketing ma da una scelta precisa: costruire una comunità che sia anche ponte con il territorio circostante.
Ho apprezzato la concretezza del progetto. Non c'è quella retorica che a volte caratterizza certi esperimenti comunitari. Si parla di problemi pratici con lo stesso spazio dedicato ai temi spirituali. E questo mi è sembrato un equilibrio sano.
Ho visto persone lavorare insieme, cucinare insieme, condividere i pasti. Ho notato che c'è spazio sia per la dimensione collettiva che per quella individuale – non è richiesto di essere sempre insieme, sempre partecipi. Puoi anche sederti da solo a leggere, o fare una camminata nel bosco. La comunità non divora l'individuo.
Una riflessione finale
L'Alpe Pianello non è perfetto. È un progetto in corso, con sfide quotidiane da affrontare e obiettivi ancora lontani. Ma forse è proprio questa imperfezione dichiarata a renderlo interessante.
In un'epoca in cui molti cercano soluzioni rapide e preconfezionate, l'Alpe Pianello propone qualcosa di diverso: un cammino graduale, fatto di tentativi ed errori, di crescita personale e collettiva. Non promette di avere tutte le risposte, ma offre uno spazio per cercarle insieme.
Se ti stai chiedendo se sia il posto giusto per te, le domande da porti sono quelle che la comunità stessa suggerisce: come intendi coltivare la relazione con chi è già presente nel progetto? Cosa sei disposto a dare? A cosa sei disposto a rinunciare? Quali sono le tue aspettative riguardo a questo modello di vita? Sei disposto a metterti in gioco?
Un altro mondo è possibile.
Informazioni pratiche
Sito: www.alpepianello.it
Instagram: @alpepianello
Hai mai visitato un ecovillaggio? Ti incuriosisce questo modello di vita comunitaria? Raccontamelo nei commenti.
Fonti:
- Sito ufficiale Ecovillaggio Alpe Pianello (www.alpepianello.it)
- Italia che Cambia, "Alpe Pianello, sul lago Maggiore un ecovillaggio per costruire una comunità accogliente e consapevole" (2022)
- Pressenza, "Ecovillaggio Alpe Pianello: comunità, autosufficienza e spiritualità" (2022)
- DolceVita, "L'ecovillaggio in cerca di abitanti" (2023)
- QuiComo, "Vivere nel bosco, la comunità al confine con il Canton Ticino" (2025)

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista dal lontano 2003! Lavoro in un’agenzia di comunicazione e mi occupo di viaggi e agroalimentare.
Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura, mobile journalism.
Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.