
Gullfoss: la regina delle cascate islandesi. Si parte da qui.



La prima volta che vedi Gullfoss d’inverno è un momento che ti cambia la prospettiva su cosa significhi davvero “potenza della natura”. Questa non è una semplice cascata: sono due salti consecutivi di 11 e 21 metri che si tuffano in un canyon profondo 70 metri e d’inverno il tutto si trasforma in un teatro di ghiaccio e vapore che ti lascia senza fiato. Forse in estate è meno scenografico. Ma non del tutto. La totale cascata bianca dà un’impressione di maestosità che lascia attoniti.
Perchè si chiama Gullfoss
Il nome “Gullfoss” – cascate d’oro – non è casuale: nelle giornate di sole, l’acqua che si tuffa giù sembra davvero dorata, specialmente quando trasporta i sedimenti glaciali che le danno quel colore caratteristico. Ma d’inverno è tutt’altra storia: le formazioni di ghiaccio che si creano intorno ai salti sono vere e proprie sculture naturali, stalattiti e lenzuoli di ghiaccio che incorniciano l’acqua che continua a scorrere.
La cosa affascinante è che la portata invernale è di circa 80-110 metri cubi al secondo – meno rispetto ai 140 estivi, ma ancora impressionante. Significa che stai guardando 80.000 litri d’acqua al secondo che si lanciano nel vuoto, creando una nebbia che, quando gela, si deposita su tutto creando un mondo di cristallo. Vale la pena vederla in inverno.
La leggenda di Gulfoss
Ma dietro questa bellezza c’è una storia che dovrebbe insegnarci qualcosa: nei primi del ‘900 un imprenditore inglese voleva trasformare Gullfoss in una centrale idroelettrica. Sigríður Tómasdóttir, figlia del proprietario del terreno, camminò a piedi scalzi fino a Reykjavik attraverso fiumi e neve per protestare Gullfoss in Winter (Iceland) – Tips + Map + photos of waterfall. Disse che si sarebbe buttata nella cascata piuttosto che vederla distrutta. Per fortuna i piani fallirono e oggi Gullfoss è protetta come riserva naturale. Sigríður è ricordata come la prima ambientalista d’Islanda.
Geysir: Il nonno di tutti i Geyser (e la lezione di umiltà di Madre Natura)

Arriviamo alla Haukadalur Valley e qui capisci perché l’Islanda è chiamata la terra del ghiaccio e del fuoco. Geysir – dal verbo islandese “gjósa” che significa eruttare – è il geyser che ha dato il nome a tutti gli altri geyser del mondo.
Un po’ come quando dici “kleenex” per tutti i fazzoletti: Geysir è stato il primo, il modello originale.
Nel suo periodo d’oro, nel 1845, Geysir eruttava fino a 170 metri d’altezza – immagina una colonna d’acqua bollente alta quanto un palazzo di 50 piani. Oggi però il vecchio Geysir si è ritirato in pensione: è praticamente dormiente, e l’ultima volta che ha fatto sul serio è stato dopo i terremoti del 2000, quando ha raggiunto i 122 metri.
Ma la natura non ti lascia mai a bocca asciutta: Strokkur, il suo “figlio” più giovane e dinamico, erutta ogni 5-10 minuti sparando acqua bollente fino a 30 metri d’altezza. È affidabile come un orologio svizzero, ma con il brivido dell’imprevedibilità: non sai mai se sarà un’eruzione timida o una spettacolare.
La cosa che ti colpisce di più? Il contrasto tra il silenzio assoluto dell’inverno islandese e l’esplosione improvvisa di Strokkur. Stai lì, nel freddo, a guardare questa piscina naturale che bolle pacificamente, e poi BAM – una colonna di vapore e acqua bollente si lancia verso il cielo. È alimentato dal calore del magma sotterraneo che incontra l’acqua glaciale, creando la pressione perfetta per questo spettacolo naturale.
Il sito è abbastanza turistico, c’è gente, non lo nego, a volte bisogna fare la fila e devi pagare (giustamente) per entrare. Ma ne vale la pena comunque. C’è anche uno shop dove puoi acquistare souvenir e i famosi maglioni islandesi, ma è caruccio (ovviamente, è un sito turistico). Io avessi i soldi i maglioni qui me li prenderei. Ecco.
A proposito di questo, prima di raggiungere l’altra tappa, aspetta che ti spiego perché paghi l’ingresso.
In Islanda la natura è considerata un bene collettivo. Laghi, vulcani, cascate e campi di lava sono parte integrante dell’identità nazionale e l’“almannaréttur” – il diritto di ogni uomo – garantisce a chiunque di attraversare i paesaggi, accamparsi temporaneamente e godere liberamente delle meraviglie del territorio. Non sorprende, quindi, che i turisti restino stupiti quando scoprono che uno dei luoghi più celebri dell’isola, il Geysir, non è pubblico ma privato.
Un gigante addormentato su terra privata
Il sito geotermale di Haukadalur, dove si trovano il celebre Geysir e il più attivo Strokkur, appartiene a una famiglia islandese. Gli Haukdælir ne detengono la proprietà da generazioni, un fatto insolito se si pensa che si tratta di uno dei simboli naturali più conosciuti al mondo.
Per molto tempo l’accesso è stato gratuito, in linea con la tradizione islandese. Ma con il boom del turismo – milioni di visitatori ogni anno – la situazione è cambiata: sentieri logorati, rischi per la sicurezza, necessità di parcheggi e servizi hanno reso inevitabile introdurre un ticket di ingresso.
Thingvellir: dove Europa e America si separano. LETTERALMENTE
Se pensavi che la politica fosse complicata oggi, aspetta di sentire questa storia: nel 930 d.C., proprio qui a Thingvellir – che significa “campi dell’assemblea” – i vichinghi islandesi fondarono l’Althing, quello che molti considerano il primo parlamento democratico del mondo. 800 anni prima che idee simili arrivassero in America e Francia.
Ma la cosa più incredibile è il luogo che scelsero: letteralmente il punto dove si incontrano due continenti.
Thingvellir si trova nella valle di rift dove le placche tettoniche nordamericana ed eurasiatica si allontanano di circa 2,5 centimetri all’anno. Quando cammini nel parco, puoi letteralmente mettere un piede in America e uno in Europa.
Per oltre 800 anni, fino al 1798, migliaia di islandesi arrivavano qui ogni estate per due settimane di assemblea. Si accampavano nella valle, discutevano le leggi, risolvevano dispute, si scambiavano notizie Il centro era il Lögberg, la Roccia della Legge, una tribuna naturale dove chiunque poteva parlare. Non c’erano edifici permanenti, solo una democrazia nomade che funzionava meglio di molti parlamenti moderni.
D’inverno Thingvellir ha una magia particolare: la neve copre la valle del rift e le crepature nelle rocce creano paesaggi surreali. È anche uno dei posti migliori per vedere l’aurora boreale, lontano dalle luci della città. Immagina: stai in piedi dove è nata la democrazia occidentale, tra due continenti che si allontanano, mentre l’aurora boreale danza sopra la tua testa. Se non è magia questa…
Il Cerchio si chiude
Alla fine di questa giornata sull’Anello d’Oro capisci una cosa fondamentale: l’Islanda non è solo un posto dove la natura è bella, è un posto dove la natura detta ancora le regole. Sono solo 300 chilometri di strada, ma ti portano attraverso 10.000 anni di storia geologica e 1.000 anni di storia umana.
Gullfoss ti insegna la potenza dell’acqua e l’importanza di proteggere ciò che è prezioso. Geysir ti mostra che anche la Terra ha i suoi capricci e i suoi tempi. Thingvellir ti ricorda che a volte le idee più rivoluzionarie nascono nei posti più remoti.
E tutto questo d’inverno, quando la neve trasforma ogni paesaggio in una cartolina che sembra troppo bella per essere vera, ma lo è. Ecco perché l’Anello d’Oro non è solo una gita turistica: è un corso accelerato su cosa significa vivere su un pianeta vivo, che si muove, che cambia, che ti sorprende.
Domani ti porto sulla costa meridionale, dove scoprirai che le cascate ghiacciate e i ghiacciai che arrivano fino al mare sono solo l’antipasto di quello che l’Islanda sa offrire a chi ha il coraggio di esplorarla d’inverno.
VIAGGIA RESPONSABILMENTE
Se ho potuto vivere l’Islanda d’inverno con questa profondità, comprendere non solo la sua bellezza ma anche la sua storia e la delicatezza dei suoi equilibri geologici, è grazie ad Andrea e Daniela di Giver Viaggi e Crociere, un tour operator che ha fatto dell’Islanda e dei viaggi nel Grande Nord la sua specialità.
Ma soprattutto, devo tutto ai tour leader Giorgio e Laura di Base Artica– italiani che hanno scelto di vivere in Islanda e che conoscono questa terra con un rispetto e una competenza che fanno la differenza, così come tutto il team di Giver, autisti compresi.
Quando scegli chi ti accompagna in Islanda, non stai solo scegliendo un “servizio” qualunque: stai scegliendo il modo in cui vivrai l’esperienza. Con loro ho imparato a guardare l’Islanda con gli occhi di chi la ama davvero, e questo ha reso ogni momento di questo viaggio un piccolo tesoro di conoscenza e meraviglia.
Se stai pensando di visitare l’Islanda, ti consiglio sinceramente di affidarti a chi sa trasformare un viaggio in un’esperienza che ti cambierà il modo di vedere il mondo.

Ciao, sono Alessandra, faccio la giornalista dal lontano 2003! Lavoro in un’agenzia di comunicazione e mi occupo di viaggi e agroalimentare.
Le mie passioni? Viaggi, storie autentiche, natura, mobile journalism.
Non serve andare lontano per stupirsi. Quello che serve a un viaggiatore sono occhi aperti e buona memoria.



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